Cristiana Caimmi

Cristiana Caimmi si occupa della promozione cinematografica italiana. La sua carriera comincia nel 1980 quando Massimo Troisi le suggerisce di intraprendere la strada dell’ufficio stampa. Da lì comincia a lavorare per la compagnia “La Smorfia” seguendo Troisi in tutti i suoi film. Abile nell’interagire con tutti i mezzi di comunicazione, Cristiana inaugura nel 1983 la sua collaborazione con Roberto Benigni. “Ancora oggi, dopo quasi trent’anni”, racconta la press agent riguardo al comico toscano, “non mi sono ancora abituata a quel misto di talento, genialità, intelligenza e ironia che lo rendono unico”. Negli anni novanta invece Cristiana collabora con la casa di distribuzione Life International e inizia così il suo lungo sodalizio con il cinema americano. Le capacità fondamentali del mestiere di addetto all’ufficio stampa coinvolgono le abilità espositive nel linguaggio sia parlato sia scritto: strumenti indispensabili che permettono di interagire con i giornalisti e, quindi, con il pubblico. Cristiana lo spiega così: “Il mio lavoro si basa tutto sull’essere credibili, affidabili e intuitivi. Occorre essere dotati di buonsenso. E’ indispensabile riconoscere una notizia, valutarla, costruirla affinchè funzioni e poi, saperla diffondere al meglio. Ma ancora più importante forse è  l’attitudine alla creatività. Per aumentare la visibilità di un prodotto cinematografico, la capacità di organizzare è tanto importante quanto creare modi originali per fare pubblicità. Senza mai perdere consapevolezza e rigore”. Cristiana ha imparato lavorando soprattutto con realtà hollywoodiane come Miramax, Sony Pictures, Universal e Disney, per dirne alcune. Approfondendo così il concetto della publicity, ovvero il sistema di relazioni con la stampa che sono fondamentali per la nascita di uno star system. Si è occupata del lancio di blockbuster come “Notting Hill”, “Kill Bill”, “Spider Man”, “Il Codice Da Vinci” e “Qualcosa è cambiato”. “Quando ho incontrato Jack Nicholson” – racconta la press agent – “lui mi ha salutato con una delle sue tipiche espressioni. Lì mi sono davvero resa conto che stavo lavorando con un pezzo di storia del cinema mondiale”.

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