Frank Sent Us

E’ difficile descrivere l’emozione che si prova assistendo a un live dei Frank Sent Us. Leggenda vuole che il Frank in questione sia lo spietato assassino di C’era una volta in America, ed è vero che alcuni spezzoni del capolavoro di Sergio Leone fanno effettivamente da sfondo a uno dei loro primissimi remix. Già da lì si intuiva quale fosse l’idea rivoluzionaria alla base del gruppo fondato nel 2008 da Frank Sandrello (Audiovisual Master), Mastro (Guitar Player), Frenetik Beat (Live Electronics) e Mr. Orange (Bass Player): fondere completamente insieme immagini e suoni, attraverso un “real time mix”, ovvero un montaggio eseguito dal vivo durante il quale i video vengono “suonati” proprio come dei veri e propri strumenti musicali. Sempre sul pezzo. “Nella musica, forse più che in ogni altra forma d’arte, è difficile essere originali usando gli stessi maledetti strumenti che usano tutti. O le stesse 12 note che sono le stesse da più o meno 2000 anni. Per questo, abbiamo sentito la necessità di usare strumenti nuovi“.
E’ così che prende vita il progetto: Frank Sandrello mette a disposizione la sua esperienza nel campo della produzione audiovisiva; Mastro, Frenetik Beat e Mr. Orange il loro amore per la musica, lo stesso che da anni li spinge a collaborare con i più disparati progetti della scena italiana. Insieme hanno trovato un nuovo modo di intendere il concetto di “esibizione live”. “Tra noi è un brainstorming continuo. Giorno dopo giorno, cerchiamo sempre di migliorare i nostri live per renderli sempre più appaganti sotto tutti i punti di vista, sia quello visivo sia quello musicale”. E infatti ogni live dei Frank Sent Us è un’esperienza audiovisiva sempre nuova e coinvolgente, che si distingue per la sua originalità e per il suo grande impatto emotivo. “Siamo attualmente impegnati con un paio di collaborazioni con due realtà romane: Colle der Fomento e Strenght Approach, ma siamo sempre alla ricerca di nuove partnership: cantanti e strumentisti, certo, ma anche tanti video maker. Perchè a un certo punto anche i film da remixare finiranno, e noi avremo bisogno di nuovo carburante!“.

Ph. Andrea Carrozzini
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Claudia Quaresima

Claudia Quaresima (in arte Dj Magenta) ha fatto della musica, fin da piccola, la sua ragione di vita. A tredici anni comincia a suonare il violino, per poi continuare con il basso elettrico. Mette su anche una band, ma si rende conto che la sua vera vocazione è quella di far divertire la gente con la sua musica preferita. Comincia così a esibirsi in feste e party privati nella sua città natale, Ascoli Piceno. Poi si trasferisce a Roma, dove, nel 2006, si laurea in Storia della Musica alla Sapienza, ma soprattutto inizia la sua carriera professionale che la porta a esibirsi in molti locali.
In poco tempo si esibisce a fianco di artisti del calibro di M.I.A., Modeselektor, Autoerotique, Mumdance, We Love, Kruder & Dorfmeister. Inoltre organizza eventi come il Sofresh!, il Boogie Snack, Out Of Order ed Elettronto. Sempre all’insegna di un sound fresco e allegro. “Il mio lavoro nasce semplicemente dalla mia più grande passione: la musica. Proprio da lì è venuta la voglia di condividere il mio amore con gli altri. Per questo durante un dj-set non preparo mai una scaletta musicale: cerco sempre di osservare le persone, la loro reazione, per capire se stanno entrando in sintonia con la mia musica. Mi lascio guidare molto dalle sensazioni che mi trasmettono“.
Per Dj Magenta la musica è, innanzitutto, una questione di comunicazione. Anche per questo conduce un programma radiofonico, “Magentopoli”, in diretta per due ore il venerdì su Deliradio. Qui, una selezione della sua musica preferita convive con i suggerimenti e i desideri degli ascoltatori. “Sarà pure una banalità, ma la musica è bella perchè è varia. Fin da piccola ho collezionato una quantità innumerevole di dischi: vinili, cd e addirittura vecchie musicassette. Conservo ancora tutte le magliette che ho comprato in giro per concerti o festival in tutto il mondo. Le indosso quasi sempre, e credo che anche questo influenzi fortemente la musica che faccio. Davvero internazionale, influenzata dai generi più diversi. Porto in giro un po’ di tutto: la Black, il Moombahton, il Jerk Juke, lo UK Funky senza tralasciare l’House o la Techno. Insomma non importa che musica sia, l’importante è che sia musica bella e di qualità“.

www.soundcloud.com/magenta-1
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Ricci/Forte

Formatisi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico e alla New York University, Stefano Ricci e Gianni Forte rappresentano la scena teatrale italiana in tutto il mondo.
Stefano e Gianni affondano le radici del loro teatro nella classicità che, raccontano, “diventa riflessione artistica ed etica del momento che stiamo vivendo”. Come succede ad esempio in “MetamorpHotel”, rielaborazione metaforica delle “Metamorfosi” di Ovidio. O come in “troilo Vs cressida”, adattamento dell’opera di Shakespeare che ha debuttato nel 2010 al Festival dei Due Mondi di Spoleto. In “Plotous” invece, prodotto dal Teatro di Roma e premiato come miglior testo alla Biennale di Venezia nel 2009, partono da Aristofane per raccontare le periferie urbane capitoline degli anni cinquanta. L’intento di questi due autori, come spiegano, “è la rifondazione di una possibilità dove ognuno degli elementi coinvolti nella creazione artistica, performer o pubblico, possa comprendere che siamo un’Atlantide sommersa. Che con un vigoroso colpo di pinne potremmo far riaffiorare i tesori e asciugarli al sole“. Questi tesori sono nascosti nelle opere degli uomini che hanno contribuito a creare il nostro immaginario. Riscoprirli e reinterpretarli significa, per usare le parole di Ricci e Forte, “far deflagrare denti, ventricoli e neuroni attraverso il potere smisurato di una Cenerentola che vive accanto a noi, ma della quale ci siamo dimenticati l’esistenza: la Fantasia. Riponiamo fiducia nell’uomo e nelle sue capacità di sollevarsi dal rassicurante pantano in cui, come un ippopotamo, ha eletto la sua residenza“. E’ interessante, sotto questo profilo, la riflessione che fanno con lo spettacolo “Grimmless”. Qui i due autori prendono il genere letterario che più di tutti usa e stimola la fantasia: la fiaba.”Fiaba intesa come transizione infantile verso l’età adulta”, si legge nella presentazione del testo. Riflessione che si fa sempre più amara: Fiabe per nonni e nipoti, ognuno con il proprio bagaglio di desideri, aspettative e frustrazioni pronte a spiccare il volo verso una materializzazione dei bisogni. Che non sempre avviene. Perchè le nostre giornate non sono scritte dai fratelli Grimm. Non ci sono artifici. Ci siamo noi. Fratturati e ribaltati. Senza Grimm, appunto“.

www.ricciforte.com

Roberta Nicolai

Roberta Nicolai è drammaturga e regista. Sua è la direzione artistica del Triangolo Scaleno Teatro di Roma. Laureata in filosofia, Roberta ha da sempre sperimentato la didattica teatrale in contesti non convenzionali quali ad esempio, i campi rom. Nel 2005, con la sua officina artistica, dà il via al progetto Teatri di vetro. E’ un festival che ha come principale obiettivo la diffusione e la promozione della cultura teatrale contemporanea, sottolineando quell’interesse per gli spazi che travalicano i confini del classico palcoscenico. “La mappa del festival” – spiega l’artista -” include teatri e spazi urbani, cortili e strade del quartiere, interagisce con gli abitanti e le comunità, coinvolge un pubblico ampio e differenziato e si restituisce alla città come un’occasione e un’esperienza di pratiche e pensiero“. La sesta edizione di Teatri di vetro ha visto come protagonisti quegli spazi non convenzionali cari a Roberta. Dal Teatro Palladium le rappresentazioni si sono diffuse in altri teatri, scuole e stazioni, cortili e abitazioni private, coinvolgendo l’intero tessuto del quartiere Garbatella e della città di Roma. Roberta è convinta che questi spazi siano lo specchio di un teatro sperimentale che vuole innanzi tutto rompere ogni tipo di schema ed è convinta del fatto che gli operatori culturali oggi debbano tracciare nuovamente le regole di un sistema teatrale completamente nuovo: “Abbiamo abbracciato la complessità della scena contemporanea e ricercato il senso originario dell’azione creativa. Teatri di vetro non è un format. E’ un processo in evoluzione che tende a modificarsi continuamente rimanendo in ascolto della realtà. La centralità della creazione fa sì che sia proprio il tessuto artistico a guidare e a costruire l’azione progettuale. Dall’identità artistica abbiamo elaborato, negli anni, pratiche organizzative e comunicazionali. Ogni elemento della gestione è un prolungamento del progetto artistico“. La rappresentazione teatrale si fa dunque puro gesto creativo per raccontare la complessità dell’essere umano. “Si forza e si dilata, si fa eccedente. Fa spazio per i pensieri degli artisti sulla scena, per le elaborazioni teoriche che si sono fatte corpo, per il pensiero di chi la scena la crea. Il teatro che verrà avrà le nostre sembianze. Dobbiamo progettarci per essere all’altezza dei nostri desideri e delle nostre aspirazioni, cercando la nostra necessità e non più i nostri sogni“.

Ph. Giuseppe Distefano

WWW.TRIANGOLOSCALENOTEATRO.IT

www.teatridivetro.it

 

Rezza Mastrella

Uniti da più di vent’anni nella produzione di performance teatrali, cinematografiche, televisive e set migratori, Flavia Mastrella e Antonio Rezza sono due artisti che si occupano di comunicazione involontaria. Lei, scultrice che negli anni ha esposto sculture, video-sculture e fotografie in Italia e all’estero. Una sua opera fa parte della collezione permanente della Certosa di San Lorenzo a Padula, all’interno della mostra “Le opere e i giorni”, a cura di Achille Bonito Oliva. Lui, autore e scrittore ama definirsi “performer con il fiato rotto” e si distingue per una ricerca linguistica anti-narrativa che approda a quattro libri pubblicati da Bompiani: l’ultimo “Credo in un solo oblio” ha vinto nel 2008 il Premio Feronia. Flavia e Antonio, partecipano a importanti festival come quello del Cinema di Venezia e ricevono numerosi premi tra cui il Premio Alinovi 2008 per l’arte interdisciplinare. Tra i loro ultimi spettacoli ricordiamo “7-14-21-28”, che analizza il rapporto numerico tra l’uomo e lo spazio. “Nel nostro lavoro condividiamo una mania ludica, che risolviamo con la massima serietà” – racconta Flavia – “Abbiamo due fantasie opposte supportate da due vite diverse. Nella nostra creatività, attingiamo a molte fonti, forme, ritmi e problematiche, tutte riconducibili all’essere umano. Rincorriamo le emozioni, cerchiamo lo stupore, mostriamo noi stessi. Tutti gli uomini si somigliano, è una questione di razza, parliamo un linguaggio comprensibile“. Antonio aggiunge come il loro impegno sia orientato verso lo “sviluppo di un’avversione profonda alla gerarchia e al comando. L’originalità di ciò che realizziamo sta nel fatto che non esprimiamo alcun messaggio se non l’ossessione come unica possibilità di riscatto dell’essere umano“. Soprattutto, rimarca Flavia “crediamo di dare un’alternativa estetica con la parola e con la forma“. I due artisti, che hanno realizzato per Rai 3 il programma Troppolitani, dicono di essere attratti soprattutto dalla gentilezza. “Collaboriamo con chi dimostra libertà di azione. Siamo attivi dal secolo scorso e vediamo la decadenza di questo. Siamo involontariamente all’antica”.

Ph. Stefania Saltarelli, Flavia Mastrella

WWW.REZZAMASTRELLA.COM