Alessandro Imbriaco

Non capita spesso di incontrare un ingegnere “votato” alla fotografia.
Eppure Alessandro Imbriaco (nato a Salerno nel 1980) è per sua stessa formazione un ingegnere fatto e compiuto. Eppure, dal 2008, lavora incessantemente come fotografo, interessandosi prevalentemente degli insediamenti urbani, del diverso modo di concepire l’abitazione e lo spazio vitale. Nel 2008 vince
il Premio Canon, mentre nel 2010 si piazza al secondo posto nella sezione Contemporary Issues Stories al World Press Photo. L’anno seguente vince il Premio Pesaresi, e viene selezionato per il Joop Swart Masterclass del World Press Photo. Proprio quest’anno parteciperà alla Istanbul Design Biennial e al Paris Photo, mentre a ottobre sarà esposto in anteprima, presso la Fondazione Forma, il suo ultimo lavoro, “The Garden”, una retrospettiva delle sue principali mostre personali e collettive. “Devo dire che tutto è nato durante gli studi di ingegneria, o meglio, ‘in opposizione’ proprio a quegli studi di ingegneria. Quando ho scoperto la fotografia ho cominciato a passare molto tempo chiuso in camera oscura e molto meno tempo sui libri dell’università. Dopo la laurea ho mollato il lavoro di ingegnere e mi sono dedicato completamente alla fotografia“. Ma Alessandro, di quegli studi, ha sicuramente conservato l’attenzione e la passione per le strutture e le forme, specialmente di quelle a noi più familiari: le case, i palazzi, i modi in cui siamo abituati a intendere gli spazi abitativi e le nostre rappresentazioni del concetto di ‘casa’. “Per cinque anni ho seguito un progetto sui diversi modi di abitare a Roma, molte delle immagini sono state realizzate a due passi da casa mia e questo di solito è un po’ strano per chi fa il mio lavoro. Eppure, anche se il soggetto delle mie foto è per così dire dietro l’angolo’, cerco sempre di sviluppare una narrazione che stravolge e disattende un immaginario consolidato“. E infatti, al centro dei suoi lavori si può trovare sia la staticità di alcune comunissime villette in periferia, sia il dinamismo degli edifici ‘occupati’ contro l’emergenza abitativa. “Mi piace lasciarmi coinvolgere nei progetti più disparati. E, soprattutto, per dare efficacia e complessità a quello che faccio, mi piace stabilire un contatto con persone diverse, per competenze ed esperienze“. Senza dimenticare che una casa, in fondo, è anche una manifestazione delle persone che ci abitano.

www.alessandroimbriaco.com

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