SING SWEET SONGS OF CONVICTION

Dopo la prima tappa di Berlino, arriva a Roma la mostra itinerante di Lisa Wade

Dopo la prima tappa alla Galleria Schau Fenster di Berlino, Sing Sweet Songs of Conviction arriva a Roma nel suggestivo spazio Label201, una vecchia stalla dei primi del ‘900, recuperata con grande rispetto dell’architettura esistente, preservandone volumi e superfici, lasciando leggere i diversi strati che col tempo si sono sovrascritti sulle pareti originali.

Il progetto Sing Sweet Songs of Conviction nasce nel dicembre 2010 quando un gruppo di artisti finalisti del Celeste Prize International 2010, si radunano per allestire la mostra del premio a New York. Da qui nasce l’idea di una mostra itinerante in ogni cittŕ di residenza di ogni artista.

Sei donne di sei nazionalitŕ differenti che utilizzano altrettanti linguaggi artistici per esprimersi: Alessia Armeni, Helena Hamilton, Denise Hickey, Francesca Romana Pinzari, Pernette Scholte e Lisa Wade.

Pittura, scultura, installazione, video e performance sono i molteplici media che utilizzano. Ognuna di loro ha una propria personale tecnica che ha affinato nel tempo. Come approccio e filo conduttore hanno in comune la partenza da un soggetto molto preciso per cominciare un lavoro, che puň essere il proprio corpo o la propria psiche, la luce, il clima globale, o la comunitŕ che le circonda.  Sarŕ forse quest’ossessione di soggetti concreti che le unisce, per esempio la cura che mettono per lo studio dei dettagli e l’umiltŕ di non esprimere giudizi prima di aver visto il tutto. Questo aspetto fa pensare che quello che hanno in comune, nonostante le diversitŕ apparenti, č un approccio femminile alla produzione artistica. I micro-cosmi esaminati dalle sei artiste, perderebbero parte del loro significato se non fossero messi in relazione a un macro-cosmo. Una mostra itinerante sviluppata insieme, la voglia di discutere per confrontarsi e affiancare le loro idee con quelle dei loro simili, questo incoraggia nuove collaborazioni e circostanze che aprono nuovi orizzonti a tutti coloro che sono coinvolti.” (Julia Draganovic)

In ogni cittŕ č stato invitato un guest artist e un guest curator con l’intenzione di caratterizzare il progetto in ogni luogo, e per mettere in rilievo la realtŕ artistica locale. Nella tappa di Roma nel ruolo di guest artist sarŕ presente Pietro Ruffo, a cura di Laura Barreca. Le opere in mostra di Pietro Ruffo partono dalla riflessione di “in che modo oggi i social network e la comunicazione telematica partecipano ai cambiamenti sociali e politici del mondo?”. Partendo dall’immagine di alcuni cartelli con le scritte in arabo sventolati per le strade delle cittŕ in sommossa, ripresi dalle videocamere di telefoni cellulari e rimbalzati poi sulla stampa mondiale, Pietro Ruffo realizza due grandi disegni su carte geografiche arabe: South American Spring e African Spring, parte di una serie di lavori intitolata Freedom Supermarket. L’artista mostra la forza con la quale questi popoli riaffermano la propria libertŕ individuale, attraverso una resistenza civile massiccia, come un virus che progressivamente sta per espandersi oltre l’universo arabo, in molti altri paesi.

Durante l’inaugurazione del 22 maggio, negli spazi esterni della galleria gli spettatori potranno assistere a una serie di eventi speciali: live performance di Helena Hamilton Climb through the holes in my brain to get to my soulluos, I promise to wake up soon e la proiezione dei video I ain’t superstitious di Francesca Romana Pinzari e Marina di Pernette Sholtes.

Per maggiori informazioni:
www.label201.com
www.singsweetsongsofconviction.com
www.facebook.com/SingSweetSongsOfConviction

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