Roberto Latini

Roberto Latini, nato a Roma nel 1970, è autore, attore e regista teatrale. La sua prolifica produzione comincia nel 1992 per arrivare ad oggi con una trentina di pièces, alcune delle quali messe in scena con la compagnia Fortebraccio Teatro, fondata da Roberto e riconosciuta, nel 1999, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Il suo concetto di teatro asseconda l’insegnamento della sua maestra, Perla Peragallo: “il sentire scenico”, la capacità che ha l’attore di saper ascoltarsi e ascoltare ciò che è intorno a lui. Ma, soprattutto, un attore deve saper proporre. “Gli spettatori” – spiega Roberto – “reagiscono non a quanto avviene sul palcoscenico ma a ciò che arriva dal palco. Sono loro il coro“. E’ in questo senso che quelli che vengono comunemente chiamati spettacoli, per il fondatore del Fortebraccio, divengono “proposte”, che non hanno possibilità di esistere al di fuori della percezione che ne ha lo spettatore. Oltre a reinterpretare classici tratti da Camus e Shakespeare, Roberto ultimamente si è dedicato a un ciclo di spettacoli all’interno di un programma dal titolo “Noosfera”, nome che vuole sintetizzare e definire la sfera del pensiero umano. Lo spettacolo “Lucignolo” è il primo, e nasce proprio dal personaggio di Collodi. “Penso al Pinocchio di Collodi come a un piccolo manuale dell’italianità” – racconta – “e Lucignolo ne è una delle figure più interessanti. La sua relazione col protagonista, la sua funzione-chiave all’interno della vicenda mi sembrano addirittura meno importanti del suo desiderio di andarsene. Andare via, ancora prima di una destinazione, ancora prima di un qualsiasi Paese dei balocchi, corrisponde ad un sentire molto diffuso. La ricerca di un futuro diverso, fatalmente prima di quello di un futuro migliore, è quel che muove questo personaggio. Lui è il figlio di un malessere che insegue la certezza di un miraggio e paga il conto del proprio sogno“. E quello della rincorsa verso il sogno che poi si infrange è un tema che Roberto Latini usa per raccontare la nave-simbolo di tutto il Novecento: il “Titanic”. “Mentre l’America declinava in tutte le sue speranze il sogno americano – si legge nel sito della compagnia – un qualsiasi iceberg interrompeva improvvisamente la più grande festa della storia moderna, spegnendo le luminarie che sui ponti scimmiottavano le stelle”.

Ph. Andrea Cremonini, Cristiano Colangelo, Simone Cecchetti

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