Matteo Milaneschi

Matteo Milaneschi è nato a Grosseto nel 1982. Si trasferisce a Roma, dove nel 2006 si laurea in Scenografia all’Accademia delle Belle Arti, e nel 2009 consegue un master in Architettura Virtuale presso l’Istituto Quasar Design University. Specializzatosi come operatore 3D Studio Max, comincia a collaborare a numerosi progetti in veste di art e creative director. Nel 2010 realizza le decorazioni digitali delle superfici interne del reparto Centro Analisi Chimiche del Policlinico Umberto I. Nel 2011 diviene Senior Interactive Art Director presso Lowe Pirella Fronzoni, dove in qualità di responsabile lavora sulle campagne interactive di alcuni importanti clienti come la Pirelli, la Piaggio, Lottomatica, il Ministero dei Beni Culturali, Sanpellegrino e Levissima.
“Non è sbagliato dire che la mia passione per il Type Design è nata letteralmente sulla strada, visto che il mio background appartiene al mondo dei graffiti. Ma è stato grazie alle esperienze nel set design e nell’architettura d’interni che ho maturato un approccio multidisciplinare alla progettazione. Per questo motivo sono approdato all’Interactive Design che, a mio parere, rappresenta il territorio nel quale combinare in maniera sperimentale progettazione e creatività”. Un territorio – quello dell’interactive – in cui è possibile esplorare ogni singolo aspetto della fase progettuale, dalla base concettuale alla realizzazione pratica. “I miei lavori sono il risultato di ricerca, sintesi e perfezionamento di un’idea concettuale, che resta sempre centrale e che non è mai persa o sacrificata in funzione dell’estetica formale”. Anche perchè, di questa funzione, nel mondo moderno se ne fa un uso spesso sbagliato: “l’uso che facciamo delle immagini è spesso inadeguato e disarmonico. La creatività, nel senso più ampio del termine, dovrebbe essere una presenza costante in tutti i luoghi che quotidianamente viviamo. Il segreto è perdersi in ambiti estranei al proprio campo d’attività per lasciarsi influenzare da ciò che spesso ignoriamo”.
In fondo, anche a questo serve l’interazione: a mettere il pubblico in contatto con l’opera, influenzandola e rimanendone influenzato. “Nel mio lavoro cerco soluzioni ibride che possano combinare tecniche artigianali e digitali con l’obiettivo di perdere il confine che c’è tra di esse. Nel futuro spero di poter lavorare più spesso con giovani studi di architettura per dedicarmi alla realizzazione di installazioni interattive”.

 

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