MANUELA CHERUBINI – PSICOPOMPO TEATRO

Quando la sapienza scenica dà vita a spettacoli originali e liberi nella forma

L’attività di regista teatrale è per Manuela Cherubini come il lavoro di un ragno; tesse la sua tela con materiale vivo e l’architettura finale deve essere talmente fantastica da rendere invisibile il suo artefice. Una concezione del teatro che non ammette finalità, perché cercare di finalizzare il teatro significa provare a ingabbiarlo in definizioni inesistenti. Con ogni suo spettacolo Manuela crea un’opera viva, in cui gli artisti e il pubblico giocano insieme e in cui quest’ultimo riesce a scoprire la propria capacità immaginativa e anche eversiva. Nel 2001 fonda Psicopompo Teatro, associazione che prende il nome da un attributo delle divinità che viaggiano da un mondo all’altro: la capacità di portare l’anima da una dimensione a un’altra. “In totale libertà come ci piacerebbe che fosse il teatro”. L’idea che la regista ha del teatro è aperta a ogni genere di contaminazione, prima fra tutte la musica, poi la scienza, la storia, la filosofia, gli incontri che hanno caratterizzato la sua vita. Tutto entra nel suo lavoro, ogni persona, ogni cosa che sente e vede viene catturata e rielaborata. I drammaturghi che traduce e mette in scena sono spesso amici e hanno la capacità di divertirla facendole vedere le cose da un altro punto di vista, portandola altrove. Ciò che le interessa è “la creazione di opere vive, quindi originarie. Che non assomiglino a niente tranne che a loro stesse, che suscitino la curiosità e l’interesse da parte del pubblico. È un obiettivo ambizioso, come quello di creare la vita in laboratorio. Ma cosa c’è di più affascinante della vita? E come si fa a non desiderare di scoprire come funziona?” Il teatro che Manuela ha in mente e realizza “tende a fuggire dalle categorizzazioni. È un teatro di testo, sì, a volte. M’interessa la drammaturgia contemporanea, ma attingo alla narrativa, alla saggistica, alla musica, alla scienza, alla poesia. Amo immaginare il mio spettatore ideale, costruire delle opere per lui. È uno spettatore vorace, onnivoro, irriverente e spudorato, insofferente alle regole”. L’obiettivo da raggiungere è la bellezza, nel senso più ampio del termine: “La recitazione è l’alchimia della vita umana e il mio approccio al lavoro con gli attori è cercare di avvicinare il più possibile la complessità della vita. Costruire con artificio e fatica la meraviglia, la danza
scenica che dovrà apparire leggera, naturale, semplicissima”.

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