Intervista a Zabratta Studio

Come nasce Zabratta Studio, ci raccontate la genesi del vostro progetto?
Zabratta Studio non è un progetto nel senso stretto del termine, è l’esigenza che abbiamo avuto di creare qualcosa di nostro e qualcosa insieme. All’inizio c’era solo il lavoro pittorico di Meme e io (Valeria) facevo collage, poi al computer abbiamo sperimentato la tecnica dello stop motion sia analogico che digitale. Ora ci divertiamo con due action-cam a riprendere il mondo in hd. Zabratta Studio comunque esiste dal 2000 anche se solo dal 2008 produce le sue accattivanti creaturine.

Come mai proprio i plush toys?
Ho iniziato a cucire per cercare un diversivo per le tante ore passate al computer, troppo spesso buttavo via quello che facevo. Poi l’incontro con la mia piccola macchina da cucire, ed è stato spontaneo cercare di ottenere creaturine per colonizzare il mondo. Non ho mai lontanamente provato a fare una tendina o una tovaglia, disegno liberamente sul tessuto senza cartamodelli e quando cucio se il risultato non è quello che avevo pensato non è detto che il pupazzo non mi piaccia di più, è successo che dopo averlo imbottito prima di rifinirlo ho cambiato il senso del plush.

Zabratta Studio

Dove vendete le vostre creature? E chi è il vostro acquirente tipo?
Ultimamente lavoro soprattutto su commissione, chiunque può scrivermi e chiedermi un pupazzo personalizzato oppure sceglierne uno tra quelli già esistenti. Ho realizzato diversi pupazzi usando come modello il disegno di un bambino, o una fotografia.
Purtroppo devo ammettere che il nostro acquirente tipo in linea di massima non è italiano, o meglio siccome qui in Italia il mercato dei plush fatto a mano rimane limitato all’ambito delle autoproduzioni a metà strada tra l’oggetto artigianale e quello artistico, non esistono gallerie specializzate in soft toys come i nostri, non è facile trovare un negozio adatto alla vendita del mio prodotto. La libreria Giufà a SanLorenzo a Roma mi supporta e promuove le mie creazioni, troverete sempre i nostri plush nascosti tra i suoi scaffali. E presto i nostri soffici plush andranno a colonizzare Macoco il negozio di design e creazioni artigianali nascosto tra i vicoli del centro storico della nostra città (Via dei Banchi Vecchi, 138).

C’è qualche designer o creativo che citereste come fonte di ispirazione?
Ho cominciato a fare i miei pupazzi letteralmente rubando i mostrini dai quadri di Meme, da qui poi è nata l’idea di giustapporre i pupazzi ai quadri, ne abbiamo fatto anche una mostra. In seguito ho scoperto il mondo dei ‘pupazzari’ e da loro ho cercato di capire come trasformare le mie idee in soffici creaturine, non  avevo mai usato una macchina da cucire prima di iniziare a fare pupazzi, ed è stata veramente una folgorazione, ho iniziato e non riuscivo più a smettere.

Parlateci della mostra che state organizzando a Londra…
I ragazzi del collettivo Minesweeper li abbiamo conosciuti a Crack Festival l’anno scorso e ci hanno proposto questa collaborazione. Il loro studio serigrafico si trova su un dragamine in un canale di Londra; per l’evento abbiamo preparato una nuova serie di plush bianchi che faremo customizzare ai ragazzi del collettivo e ad alcuni artisti locali. Il progetto Custom Plush Zabratta è nato a Crack nel 2010 con l’idea di creare una sorta di networking tra artisti, fumettisti, writer della scena internazionale e molti altri dal mondo del fumetto e dell’editoria indipendente italiana. Era il terzo anno che partecipavamo al festival e non avevo voglia di fare solo un banchetto commerciale quindi ho pensato di preparare questi pupazzi per farli personalizzare ai partecipanti al Crack!, in un primo momento l’ho dato a chi conoscevo personalmente, poi è diventato un modo per conoscere nuovi amici e talenti. Ho dato a ciascuno artista questo plushtoys neutro da customizzare; alla consegna dell’opera ho fatto il ritratto di ciascun artista con la creaturina appena realizzata. Ognuno di loro ha potuto interagire con il pupazzo come meglio ritiene di potersi esprimere visto che i plush sono trattati con primer bianco quindi da considerarsi come una qualsiasi tela per dipingere. Degli artisti stranieri hanno aderito al progetto alcuni membri del collettivo francese Dernier Cri (Pakito Bolino, MPBunuel, i fratelli Guedin e Craoman) e del collettivo croato Komikaze (Ivana Armanini, Vuk Palibrk, Aleksandar Opacic), oltre ad artisti legati al mondo della stampa e dell’illustrazione come Strane Dizioni e Rita Petruccioli o legati al mondo del fumetto come Marco Corona e Zerocalcare, Alberto Ponticelli e AkaB  e molti altri.

Zabratta Studio
Come giudicate il panorama creativo di Roma?

Per quanto riguarda le nostre esigenze e l’idea che abbiamo di arte intesa anche come modalità personale di espressione devo ammettere che Roma non è molto dalla nostra parte, non esistono in questa città spazi pubblici ai quali riferirsi se si vuole organizzare qualche attività dalla mostra al laboratorio, bisogna sempre avere a che fare con privati, oppure vedersi ‘relegato’ nei pochi centri sociali della città. Abbiamo la sensazione, per quel poco che abbiamo visto, che la scena dell’arte romana, sia più che altro una “socialità dell’arte” che purtroppo è chiusa in sé stessa e non ha reali contatti con le istituzioni o possibili e reali sbocchi economici.

Sogni nel cassetto? Cosa vorreste fare che ancora non avete fatto?
Vorrei cominciare a fare pupazzi giganti, soft sculpture, magari riuscire a portare una nostra morbida istallazione a Pictoplasma. Chissà può essere che presto incontrerete qualche nostra gigante creatura in un vostro viaggio in giro per l’Europa.

www.zabrattastudio.org

Condividi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *