KUSAMA IN MOSTRA

Un omaggio al Giappone con i dipinti e le sculture recenti dell’artista giapponese, leggenda vivente dell’avanguardia internazionale, esposti alla Gagosian Gallery

Fino al 7 maggio lo spazio della Gagosian Gallery (via Francesco Crispi) ospita le opere dell’artista giapponese Yayoi Kusama. Nata nel 1929 a Matsumoto City, oggi vive e lavora a Tokyo e incarna uno degli artisti di punta dell’avanguardia. Le sue opere, infatti, sono presenti nelle collezioni dei più importanti musei internazionali, tra cui il Museum of Modern Art a New York; il LACMA di Los Angeles; la Tate Modern a Londra; il Centre Pompidou di Parigi e il National Museum of Modern Art a Tokyo, oltre ad aver esposto con personali in tutto il mondo. La sua opera definita “tanto eccentrica quanto profonda e meditata, che spazia da capolavori unici a oggetti della cultura pop prodotti in serie, catturando in maniera costante l’immaginazione e i sensi del pubblico”. Una carriera quella di Kusama che da oltre sessant’anni propone come capisaldi della sua ricerca concetti quali l’infinito cosmico e le ossessioni personali dell’artista, riproposti nei lavori esposti a Roma. “I lavori qui presentati oscillano tra questi due estremi, contrapponendo singole sculture ad installazioni articolate, autoritratti a dipinti astratti. Tre sculture, realizzate nell’arco di cinquant’anni, rivelano il costante e multiforme interesse di Kusama per gli oggetti riflettenti in quanto elementi concettuali, processuali e metaforici. Narcissus Garden è un’installazione scultorea di centinaia di sfere specchiate sparse a terra, che riflettono l’ambiente circostante”. Fu questa l’opera che diede notorietà all’artista alla 33° Biennale di Venezia del 1966 e venne presentata come evento improvvisato nei giardini del Padiglione Italiano. Kusama, che indossava un kimono tradizionale, offriva in vendita le sfere a 1200 lire ciascuna, richiamando l’attenzione sulle dinamiche commerciali dell’arte nel contesto della Biennale. Successivamente, l’artista ha prodotto dieci versioni di Narcissus Garden in diverse dimensioni.
www.gagosian.com

PIÚ FALSO DEL VERO

Fotografie di Tommaso Bonaventura, Stefano Cerio, Lorenzo Cicconi Massi, Daniele Dainelli, Massimo Siragusa, Angelo R. Turetta

Inaugura martedì 29 marzo alle 18:30 presso la sede di Officine fotografiche a Roma la mostra Più falso del vero. Fotografie di Tommaso Bonaventura, Stefano Cerio, Lorenzo Cicconi Massi, Daniele Dainelli, Massimo Siragusa, Angelo R. Turetta. La mostra, a cura di Alessandra Mauro, è organizzata da Soluzioni Arte in collaborazione con Contrasto e Officine Fotografiche. Resterà aperta fino al 23 aprile. Le diciotto immagini esposte propongono una serie di progetti visivi che giocano con la sottile linea di confine tra la verità e l’illusione.

Siamo portati a credere che la fotografia sia rappresentazione fedele della realtà, quando invece il confine fra inganno e finzione, vero e autentico, è molto più labile e si nasconde dietro le lenti dell’obiettivo e nelle scelte delle inquadrature. È invece necessario superare l’idea che la fotografia riproduca l’oggetto della sua indagine così com’è poiché, come dice Michele Smargiassi, questo linguaggio “non è in grado di mentire negando il vero” ma più spesso lo fa affermando il falso, creando delle visioni che se per certi aspetti restano fedeli al reale, per altri sono terribilmente infedeli. In mostra ci sono i bagnanti di Cicconi Massi, che fluttuano per le spiagge dell’Adriatico in una luce tanto abbagliante da renderli forme visibili, quasi senza dimensione fisica; le ville e i giardini di Massimo Siragusa, sempre in bilico tra rappresentazioni oniriche e visioni della realtà. Del resto, i sosia di Mao ritratti da Tommaso Bonaventura sono certamente veri, come veri sono gli edifici che Stefano Cerio ha ripreso nelle periferie delle nostre città ma che risultano talmente falsi da finire per esserlo veramente. E se siamo disposti a riconoscere come finzione la messa in scena dei set cinematografici di Angelo Turetta, possiamo dichiarare veramente false anche le immagini di Daniele Dainelli, che riprendono scene bucoliche incollate in grandi poster metropolitani, lungo i muri di una città caotica come Pechino. Ognuno a suo modo, i sei diversi autori hanno cercato di raccontare l’ambiguità ma anche la meraviglia che l’illusione della realtà può creare davanti all’obiettivo fotografico per la gioia dei nostri sensi, pronti a lasciarsi consapevolmente ingannare dalla fotografia.

“Vi chiedo di non credere più ciecamente alle fotografie, vi chiedo però di credere ancora nelle fotografie” (Michele Smargiassi)

ALLA CASA DEL CINEMA

La programmazione in omaggio ai 150 anni dell’Unità d’Italia presenta una rassegna di classici e sceneggiati televisivi dedicati al Risorgimento italiano fino al 15 maggio

“Nascita di una nazione. Il Risorgimento nel cinema italiano” è il titolo della rassegna a cura di Sergio Toffetti in collaborazione con la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, Rai Teche e il Museo del Cinema di Torino che la Casa del Cinema (Largo marcello Mastroianni, 1 – Roma) propone in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Fino al 15 maggio la Sala Deluxe ospiterà 31 film della rassegna ogni mercoledì alle 16 e alle 18 (con replica il sabato alle 18 e ore 20) e ogni giovedì sempre alle 16 e alle 18 (con replica la domenica alle 18 e alle 20) da “La presa di Roma”, di Filoteo Alberini fino al recentissimo affresco politico sull’Italia contemporanea alla luce delle sue radici ottocentesche di Mario Martone in “Noi credevamo”. All’interno della programmazione sarà possibile vedere anche “La Tosca” di Carlo Koch, “Piccolo mondo antico” di Mario Soldati, il neorealismo di Goffredo Alessandrini e Francesco Rosi con “Camicie rosse”, “Casa Ricordi” di Carmine Gallone, “I Vicerè” di Roberto Faenza, “Il Gattopardo” di Luchino Visconti, “Il resto di niente” di Antonietta De Lillo. Invece nella Sala Kodak il sabato e la domenica alle 16.30. saranno proiettati gli sceneggiati televisivi prodotti dalla Rai dal 1956 al 1987.
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50 EGG IN MOSTRA

La poltrona icona del design reinterpretata in una mostra internazionale che fa tappa a Roma fino al 13 aprile allo spazio AD’

Fa tappa a Roma fino al 13 aprile la mostra internazionale dell’artista danese Tal R che interpreta in 50 modi diversi la poltrona Egg, frutto del design di Arne Jacobsen nel 1958 per l’Hotel Rayal Sas di Copenhagen. Un evento itinerante che dal 2008 partì dalla Galleria Carla Sozzani di Milano per passare nelle principali capitali europee e del mondo: Parigi, Berlino, Stoccolma, Seoul, New York e Sidney, per approdare allo spazio AD’ Architettura d’Interni della capitale (via Bissolati 27). L’interpretazione artistica punta sul rivestimento della poltrona attraverso varie composizioni di tessuto in stile patchwork “L’idea di partenza del progetto era quella di fare una poltrona che raccontasse una moltitudine di storie. Così i “pezzi di abiti” dovevano essere “pieni di vita”. Il tutto deve sembrare come se fosse stato fatto in casa, come se qualcuno avesse trovato la poltrona e l’avesse rattoppata. Abbiamo voluto far rivivere il maggior numero di storie in questa icona del design” – commenta l’artista descrivendo il suo lavoro e quello dei suoi assistenti in giro nei negozi di articoli usati per reperire i materiali. “L’idea di combinare questo simbolo rappresentativo del design danese, qualificato come alta cultura, con il patchwork che è invece simbolo della cultura popolare mi intrigò molto”. Durante l’inaugurazione nella serata del 23 marzo  un tecnico della Fritz Hansen farà vedere in un workshop come si realizza dal vivo una poltrona Egg in pelle elegance. Le 50 poltrone verranno successivamente messe all’asta al termine della mostra.

CHILDHOOD TOUR

Allo spazio Cerere il 7 Aprile l’installazione site specific di Marie Hendriks, realizzata per DROME magazine con il patrocinio dell’Ambasciata dei Paesi Bassi in Italia

È Roma con Marie Hendriks ad essere protagonista della terza tappa del DROME Childhood Issue Tour, l’evento itinerante organizzato da DROME Magazine che si svolge in collaborazione con la Fondazione Pastificio Cerere e il patrocinio dell’Ambasciata dei Paesi Bassi in Italia. L’appuntamento è allo Spazio Cerere (Via degli Ausoni, 3 – San Lorenzo) il 7 Aprile dalle 18.00 alle 24.00. Il Pastificio Cerere, esempio di uno degli spazi dell’archeologia industriale romana adibiti ad ospitare eventi e performance, oltre che studi per artisti, designer, artigiani e fotografi, nel cuore di San Lorenzo ospita per la prima volta in Italia l’artista olandese con un intervento ambientale dal nome “LES VEILLEUSES”, composto da installazioni e collage, appositamente concepito assieme alla proiezione dei video “Et si les rêves Flamands rapetissaient… ?” e “POMODORI vs STARS”. L’evento, che chiude dopo le tappe di Bruxelles e Ginevra, nasce dall’idea di PHLEGMATICS ed è curato da Rosanna Gangemi e Stefan Pollak.
www.dromemagazine.com
www.phlegmatics.com
www.pastificiocerere.com