Giulia D’Alberto

Giulia D’Alberto, classe 1974, già a 15 anni capisce che le sue passioni sono il disegno e la pittura. Mentre frequenta gli studi classici comincia a giocare a basket da professionista fino a conseguire il patentino di allievo allenatore con la Federazione italiana Pallacanestro. Nel 1994 si iscrive alla facoltà di Psicologia dell’Università La Sapienza, dove matura l’idea di dedicarsi al sociale. Si specializza in laboratori d’arte, sport e informatica, che diventano lo strumento attraverso il quale Giulia si confronta con il problema dell’autismo e trova nuove soluzioni all’integrazione delle disabilità. È un’ambientalista convinta, e si muove esclusivamente in bici: ne ha sei! Ogni tanto si diverte a ‘contaminarle’: le colora con una tecnica a cui si sta dedicando ultimamente, la serigrafia. “I colori sono sempre stati una mia grande passione. Da autodidatta ne ho sperimentati tantissimi”. Inoltre da piccola Giulia era una bambina dotata di un’ottima manualità, le è sempre piaciuto montare e smontare: l’approdo all’artigianato è stato per così dire una conseguenza naturale. E la ricerca costante di un’interazione armonica tra sperimentazione cromatica e studio della forme è diventata presto la sua cifra stilistica. “Nel corso degli anni ho cercato di capire i meccanismi della comunicazione visiva, attraverso varie tecniche, dalla pittura alla fotografia. Ora sto sperimentando le forme solide bidimensionali in legno e ho introdotto la profondità attraverso la sovrapposizione di forme e colori”. Giulia è tra i vincitori del Fondo per la Creatività, grazie al quale ha potuto dedicarsi alla realizzazione di prototipi artigianali in legno, ‘pannelli’ che sono uno sviluppo bidimensionale delle linee sperimentate su tela e in digitale. “Uso soprattutto materiale di riciclo. Il mio lavoro nasce per stimolare in chi guarda un sorriso e una riflessione. Voglio rendere i ‘consumatori’ consapevoli del fatto che è possibile acquistare a prezzo equo un manufatto italiano, originale e unico”. E soprattutto, ecologico.

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Digital Productions

Negli ultimi anni si è potuto assistere a una vera e propria rivoluzione degli effetti speciali nel mondo dell’audiovisivo. Il merito è stato sì della tecnologia, ma, soprattutto, di esperti in computer grafica. Carlo Cestra , nato e cresciuto a Roma, è uno di questi.
Con quindici anni di esperienza alle spalle, tra cui gli effetti di “Super Quark Speciale” e le animazioni delle “Winx”, nel 2010 fonda la Carlo Cestra Digital Productions . La società offre servizi di post-produzione e grafica 3D, occupandosi in particolar modo della produzione di documentari e audiovisivi di carattere storico e archeologico. L’aspetto originale della società fondata da Carlo  consiste nell’applicare ai suoi prodotti le tecniche digitali utilizzate nel cinema per la realizzazione di documentari. Il genere cinematografico del documentario, per definizione, riprende la realtà e la restituisce allo spettatore così com’è, mentre la grafica virtuale manipola le immagini creando una realtà illusoria.
Con il suo team Carlo  è stato in grado di unire questi due elementi speculari mettendoli al servizio della cultura con un risultato sorprendente: ridare vita ad una delle costruzioni più maestose che l’uomo abbia mai realizzato: le navi di Caligola. Costruite in età imperiale, le enormi imbarcazioni sono rimaste sul fondale del lago di Nemi fino al 1930. Riportate alla luce dopo duemila anni, vennero completamente distrutte a causa di un incendio nel periodo della seconda guerra mondiale. Oggi, con il contributo del bando Creatività Digitale 2011 , Carlo  testimonia di “aver potuto realizzare un progetto che era nel ‘cassetto’ da qualche anno: la ricostruzione digitale delle due gigantesche navi. Il progetto, per la sua complessità, è stato abbandonato nel 2001, dato che a quel tempo il rapporto costo/prestazioni dei computer impediva la sua realizzazione. Ora, finalmente, le due navi sono state completate ed è possibile apprezzare la loro maestosità, degna di un imperatore come Caligola”. Utilizzata in questo modo, la realtà virtuale non rimane pura illusione ma diventa parte integrante e concreta del nostro patrimonio artistico.

WWW.CARLOCESTRA.COM

Corcas

Corrado Casaburi è un ingegnere elettronico laureatosi nel 2000 alla UNISA (Università di Salerno). Ha collaborato come ingegnere informatico nel settore CRM, e negli ultimi anni si è specializzato nella consulenza finanziaria e del finanziamento alle imprese. Corrado è un altro ‘creativo’, da sempre alla ricerca di soluzioni ‘possibilmente geniali’ che permettano di rivoluzionare la consolidata, e in alcuni casi vetusta, gestione dei processi aziendali. È amministratore unico della Corcas s.r.l., società di consulenza che si rivolge a chiunque abbia lo scopo di migliorare e implementare la gestione della propria azienda. Cura molti aspetti, dalla strategia comunicativa alla ricerca di fonti di finanziamento per i progetti. Con particolare attenzione alla gestione delle nuove tecnologie applicate. “Corcas nasce dalla volontà mai spenta di trasformare in realtà il cosiddetto ‘sogno nel cassetto’: dopo 2 anni di vita possiamo ritenerci alquanto soddisfatti, ma ovviamente non vogliamo fermarci a questi primi passi, piccoli o grandi che siano”. Il lavoro di Corrado è in fondo anche una passione: una certosina e paziente ricerca sul territorio, alla scoperta dell’idea giusta, del progetto vincente che attende soltanto di essere finanziato. “Abbiamo ultimamente collaborato all’avvio di un’importante start up. Non è stato facile trovare i finanziamenti, ma devo dire che questo lavoro riserva le sue belle soddisfazioni. Anche in questo campo il vero aspetto creativo e innovativo di ogni idea acquista valore soprattutto quando si esce fuori dal coro. Nella nostra azienda non ci saranno mai soluzioni ‘copia e incolla’ ma idee al servizio del progresso e dell’innovazione”. C’è da dire che per Corcas il progresso e l’innovazione passano anche attraverso le battaglie civili. Ne è un esempio il servizio www.miotestamentobiologico.org, il primo esperimento italiano, interamente telematico, che rende possibile depositare le proprie volontà. “Non è stato facilissimo, abbiamo dovuto parlare con legali ed esperti. In Italia una realtà del genere non esisteva, come non esiste, a nostro parere, una legislazione chiara e precisa in merito. È la nostra personale battaglia per sensibilizzare il maggior numero di persone possibili su un argomento che potrebbe riguardarci tutti”.

www.miotestamentobiologico.org

Kairòs

Luciana Mezzopera e Lucrezia Eritrei (nella foto) sono con Lidia Cangemi le tre fondatrici di Kairòs. Parliamo dell’avventura di tre donne romane che hanno deciso di condividere la loro passione comune per lo sport e l’abbigliamento trasformandola in una professione. Il nome dell’azienda, un chiaro riferimento greco al ‘tempo giusto’, nasce per idea di Lucrezia, studentessa universitaria presso la facoltà di Restauro. Lidia, laureata in Architettura, si occupa invece di formazione: segue da molto tempo il pattinaggio su ghiaccio, considerata anche la passione della figlia per questo sport. Luciana è un’ex ballerina, ora insegnate e giudice di gara di danza sportiva. Da questa breve premessa si capisce perciò come è nata l’idea di creare, produrre e vendere abiti artigianali per la danza e per altri sport ad alto contenuto ritmico. “Tutte e tre abbiamo alle spalle un percorso di vita legato allo sport e in particolar modo alla danza e affini. Soprattutto per questo è nata l’idea di vestire i danzatori di ogni disciplina, in modo originale e artistico, unendo l’aspetto sartoriale a tutte quelle caratteristiche – anche di pura inventiva – che sono fondamentali per la riuscita di una buona coreografia”. Prova ne è il fatto che recentemente Kairòs ha vinto il premio per l’abito più originale nella competizione “Trofeo dei Colli bolognesi” di pattinaggio su ghiaccio svoltasi a Bologna. “Prima di tutto cerchiamo di lavorare alla linea stilistica: vogliamo valorizzare i corpi dei ballerini e i loro movimenti, cercando di promuovere l’idea che alcuni elementi tradizionali (come la quantità eccessiva di strass, le linee ridondanti, i colori esasperati o gli eccessivi abbinamenti) sono ormai ‘sorpassati’ da nuove esigenze estetiche”. Lo scopo di Kairòs è infatti quello di ‘svecchiare’ l’estetica tradizionale dello sport. Lo fa con i suoi prodotti dalle linee moderne, adatti a un pubblico giovane e soprattutto utilizzando materiali nuovi, ad alto contenuto tecnologico ed esteticamente innovativi.
“Vorremmo imporre sul mercato un prodotto giovane ed economico, che sappia guardare al futuro ma anche rispondere alle esigenze dell’attuale clima generale. Ci piacerebbe collaborare con stilisti e artigiani che condividono le nostre idee di base; sarebbe molto importante anche poter condividere uno spazio espositivo a Roma o in provincia. I costi attuali non consentono di investire da soli. Inoltre siamo convinte che la sinergia fra più artigiani possa creare migliori occasioni di mercato e di sviluppo”.

www.kairosatelier.it

AlterEquo

Formatasi tra gli anni ottanta e novanta a Roma e negli Stati Uniti, Laura Buffa nel 2000 diventa docente di formazione in tecniche di vendita della Confesercenti Nazionale e presso il gruppo Finmeccanica sulle tematiche della “diversity”, intesa come accettazione e valorizzazione delle differenze. La sua profonda conoscenza dei meccanismi relazionali e delle tecniche della negoziazione le permettono successivamente di dare un valido sostegno al commercio etico. Spinta dalla passione e da un’esperienza decennale, grazie all’aiuto del Fondo per la creatività, Laura dà vita nell’agosto 2011 all’azienda AlterEquo.
Il suo obiettivo è quello di recuperare e reinventare prodotti di abbigliamento per mamme e bambini, gioielli e accessori, infine oggetti per la casa e in particolare per l’eco-arredo. AlterEquo è la diretta conseguenza della Cooperativa T-Riciclo premiata nel 2010 dalla Consulta femminile della regione Lazio per il bando Una città al femminile e fondata proprio dieci anni fa dalla stessa imprenditrice. A impegnarsi nella raccolta, nel riuso dei materiali per l’infanzia e in progetti di educazione ambientale, Laura Buffa è stata ed è accompagnata da un gruppo di donne che credono fortemente “che il futuro sia ‘verde’ e che i giovani debbano guardare a modelli di sviluppo davvero alternativi”. Ma il valore fondamentale di questa azienda è rappresentato da un nuovo concetto di ‘recupero’. Come spiega la stessa Laura, AlterEquo vuole “togliere alla parola ‘recupero’ tutta la sfumatura nostalgica che si porta dietro, proiettando in avanti la sua pratica e la sua filosofia”. Il concetto base è quello dell’up cycling, ovvero: prendere un prodotto già esistente, dargli una nuova veste avvalendosi di tecnologie innovative e preservarne l’idea originaria, ‘l’anima’. In questo modo l’oggetto recuperato diventa “un pezzo unico, artigianale, e al tempo stesso artistico”. Con l’up-cycling non solo si riutilizza il materiale, e quindi si “recupera un rapporto consapevole con l’ambiente”, ma, soprattutto, si dà nuova vita agli antichi mestieri: “l’abilità manuale, un vanto delle donne”. AlterEquo è diventata così “una realtà produttiva in grado di aggregare forza lavoro attorno a una manifattura ‘one of a kind’, garantita dall’intervento artigianale di alcune donne recuperate alla produttività, professionalità femminili uscite dal mondo produttivo”. Sono proprio loro la vera anima di questa azienda.

WWW.ALTEREQUO.COM

ROMA PROVINCIA CREATIVA