Alexandra Mazzanti Tutti i post

YUMEI By FUCO UEDA From June 9th, 2017 until July 15th, 2017

After a flourishing exhibition itinerary focused on of the most winsome declinations of Japanese Pop Surrealism in the spirit of rainbow, Dorothy Circus Gallery is ready to end its spring in great style, with its last unmissable artist belonging to the neo surrealist Japanese scene. June the 9th will host Fuco Ueda’s astonishing first European solo show, called “Yumei”- This world and the other world”, a term chosen by the artist to explain a complex philosophy of life perception which emerges from the ten paintings on show. Those are huge canvases overflown with oriental wisdom and delicate emotions narrated by mysterious characters laying at the bottom of sea landscapes.
Fuco Ueda was born in Japan in 1979 and graduated from Tokyo Arts graduate school. As Yosuke Ueno and Kazuki Takamatsu, she is part of those new surrealist roots developed in Japan, influenced by Yoshitomo Nara and Kawashima, and by the richest and most personal imaginaries that make this art pure and its artists extremely innovative.
The extensive use of the most natural materials, including powdered mineral pigments on paper, cloth and wood, together with acrylic paint, deeply reflects the organic quality of her fictions, where the vibrantly colored flora and fauna fill the air floating on lavender skies or growing from the groundless fog.
Those of Fuco Ueda can be simply defined as open doors on a boundless limb, where time stops streaming, fixed in an everlasting dawn, and space loses its consistence. In those stop-motion scene complex female figures remain impassive, their gazes lost in painful wander, their light bodies stuck in symbolic postures.
Fuco Ueda’s compositions reveal a sharp sense of sophistication and unperceivable lightness that shapes sceneries made of breeze and dreams’ shreds. Despite its gaudy, “shot” colors that blend into each other to create a photonegative effect, they reveal the same softness and subtle iconography recalling the Japanese prints “Ukyio”. Those were prints dealing with “A floating World”, a reality apart, as happens for Yumei, which narrates about those women’s precarious existence in the remote gardens of the unconscious, where universal truths wait to be whispered to reveal the line dividing the “here” from “there”.
“Here” or “Mei” stands for our lighted world, “There” or “Yu” is the land of the spiritual, the dark afterlife that looks upon us, yet we cannot sense. It is perceivable only through the thin layers of pale blues and purples hiding the painting perspective making things vanish into space. In the middle of the arcane matter, spirited women, their skin touched by gold, their eyes circled in red, frozen into the stillness of a memory, try to communicate with us. They are overthinking upon a vision, an awareness of that “beyond” which is unreachable for us. They are the only mediators allowed to lie on the suitable line of nowhere, where this world and the other almost touch, but everything remains in suspension.
On this boundary, figures can be neither live nor dead, while parts of their bodies turn into bones making them wandering phantoms. This is evident in “Kiss”, where the character tries meticulously to examine a bizarre flower, in search of that lost memory, the secret message concealed.
In “Flames of this and the other World”, the same girl is now revealing a new side of the story. She shows us how fire can become harmless, assuming rosy, bizarre nuances. Those are inner flames of magic knowledge floating in the air, and the figure, who gives them shelter, is their guardian, destined to live in perpetual suspension.
Bizarre shades and abstract nuances distort the natural light in Fuco Ueda’s enchanting places oscillating between the concrete and the invisible, where everything reveals to us but not in the form we are expecting. Yumei is a final explosion of outlandish colors, a vibrant stream of consciousness that will leave you breathless.

Con la fine di una florida stagione espositiva dedicata alle più accattivanti declinazioni del pop sur-realismo giapponese e all’insegna del Rainbow, la Dorothy Circus Gallery è pronta a concludere in grande stile la sua primavera con un altro imperdibile artista della scena neo surrealista nipponica.

Il 9 giugno inaugurerà la prima mostra personale europea dell’artista giapponese Fuco Ueda dal tito-lo “Yumei” – “Questo mondo e l’altrove”, termine scelto dall’Artista per spiegare la complessa filo-sofia della percezione che emerge dai dieci dipinti in mostra, grandi tele sature di saggezza orientale e delicate emozioni raccolte dai personaggi misteriosi sul fondo di paesaggi sottomarini.

Fuco Ueda è nata in Giappone nel 1979 e si laurea presso la scuola d’Arte di Tokyo. Così come Yosuke Ueno e Kazuki Takamatsu, fa parte di quella radice del nuovo Surrealismo sviluppatasi in Giappone, figlia di Yoshitomo Nara e Kawashima che si estende e si snoda tra gli immaginari più ricchi e personali che fanno di questi Artisti, dei Ninja dell’arte pura e innovativa come il contesto che li circonda.

L’uso estensivo di materiali naturali come i pigmenti minerali, tessuto e legno con la pittura acrilica, riflettono alla perfezione la qualità organica delle sue fictions, dove flora e fauna assumono sfuma-ture vibranti mentre riempiono l’aria fluttuando nei cieli color lavanda, emergendo dalla nebbia senza fondo.

Le opera di Fuco Ueda possono essere definite come porte aperte su un limbo sconfinato, dove il tempo smette di scorrere, fisso in un’alba senza fondo, e lo spazio perde la sua consistenza. In que-ste scene a stop motion, complesse figure femminili restano impassibili, I loro sguardi persi nel di-vagare malinconico, I loro corpi bloccati in pose simboliche.
Le composizioni dell’artista rivelano un senso di acuta complessità e luce impercettibile che danno forma a scenari fatti di brezza e brandelli di sogni. Nonostante i colori “shot” e sgargianti che con-trastano l’un l’altro creando l’effetto di un negative fotografico, esse rivelano la stessa morbidezza e discreta iconografia delle stampe giapponesi Ukyio. Queste opere narrano di un “mondo fluttuan-te”, una realtà a parte, come succede per Yumei, che ci mostra l’esistenza precaria di fanciulle che abitano i giardini dell’inconscio. Qui le verità universali aspettano solo di essere susurrate per mo-strarci la linea sottile che divide il “qui” dal “lì”.

“Qui” oppure “mei” richiama il nostro mondo luminoso; “lì” o “Yu” è la terra dello spirito, il buio aldilà che ci osserva, ma che noi non possiamo avvertire. Essa è percepibile solo attraverso gli strati sottili di blu pallido e violetto che nascondono la prospettiva dei dipinti, facendo svanire ogni cosa nello spazio. Nel bel mezzo della materia arcana, fanciulle ammalianti, la pelle sfiorata dall’oro, gli occhi cerchiati di rosso, restano immobili nella quiete di un ricordo, mentre cercano di comunicare con noi, per narrarci di una visione, la consapevolezza di quell’” oltre” che ci è estranea. Loro sono le uniche mediatrici a cui è concesso di giacere sulla linea del nulla, dove questo e l’altro mondo quasi si sfiorano, ma tutto rimane in sospeso.
Sul confine le figure non possono essere né vive né morte, mentre parti dei loro corpi diventano ossa, rendendole spettri vaganti. Ciò è evidente in “Kiss”, dove la fanciulla cerca di esaminare me-ticolosamente un fiore dai tratti bizzarri, in cerca di un ricordo perduto, un segreto celato.
In “Flames of this and the other World”, la stessa protagonista ci rivela un nuovo lato della storia, mostrandoci come il fuoco in realtà può diventare innocuo, assumendo sfumature rosee e improba-bili. Queste sono fiamme interiori, simboli di conoscenza magica, che fluttuano nell’aria in cerca di rifugio presso le fanciulle smarrite, guardiane destinate a vivere in sospensione perpetua.
Ombre bizzarre e sfumature astratte distorcono la luce naturale nei paesaggi incantevoli di Fuco Ueda che oscillano tra il concreto e l’invisibile, dove ogni cosa si rivela ma non nella forma in cui ci aspettiamo. “Yumei” sarà un’esposizione finale di colori eccezionali, un vibrante flusso di co-scienza che lascerà lo spettatore senza fiato.

CYCLOTHYMIA BY ALESSIA IANNETTI- POP UP EVENT May 20th and 21st 2017

ITA

In seguito al suo recente progetto “The Little Boy and the Glowing Globe”, storia scritta da Anna e Maria von Hausswolff e illustrata dall’artista stessa Alessia Iannetti per il Book Project “Stories for Ways and Means” – editato da Waxploitation Records- la Dorothy Circus Gallery presenterà la nuova produzione dell’artista. Per quest’ultima serie di lavori speciali, la DCG dedicherà una vetrina della galleria all’esposizione di cinque quadri sorprendenti che richiamano il book project.
Ancora una volta incentrati sulla tematica del vago, i disegni iper dettagliati a grafite della Iannetti rivelano un’intima visione da sogno, di cui i colori illuminano paesaggi notturni.
Questi sono spazi fuori dal tempo, frazioni di buio racchiuse nella superficie limitata della tavola che impedisce allo spettatore l’accesso a ciò che vi è oltre.
Nel silenzio delle tenebre, figure pallide, dagli occhi vuoti e spalancati, fissano il vuoto come statue di marmo.
Lunghe linee di colore, simili a flebo, cingono i loro corpi e fuoriescono dalle loro labbra per tenere in vita corpi pietrificati in un’azione incompiuta.
Gli unici elementi in movimento provengono dall’alto; questi sono fiocchi di luce che fluttuano nell’aria con farfalle e foglie, nella magica atmosfera di una Boule-de-neige.

Cyclothymia è una sincera introspezione dell’artista che si concentra su uno specifico stato mentale, un leggero disordine dell’umore che diventa imprevedibilmente mutevole, e che l’artista riesce a personificare attraverso una serie di inquadrature delicate e altamente espressive. Cyclothymia oscilla tra due stati mentali opposti, una malinconia cronica che improvvisamente diventa ipertimia, inspiegabile senso di eccitazione che si esprime attraverso scie multicolore di farfalle.
Questo è ciò che i bambini della Iannetti cercano di comunicarci, mentre giacciono in spazi vuoti, dove ogni sensazione e pensiero diventa piatto, mentre i loro corpi restano pietrificati come se un muro trasparente li dividesse dal resto del mondo, e dividesse la dimensione dell’opera dallo spettatore. Nelle frazioni senza tempo della ciclotimia, ogni decisione diventa difficile, ogni azione cruciale, anche il tocco di una farfalla. Quest’ultima, insetto diurno, qui diventa una falena vagante nella notte in cerca di una luce che non troverà. Essa enfatizza il contrasto di luci e ombre, di felicità e malinconia che tormentano le figure nella loro perpetua meditazione.
“In Bloom” esprime lo stesso concetto attraverso il linguaggio organico degli elementi naturali. In questo scenario boccioli rosa fuoriescono dalle labbra della bambina; questi sono fiori di pesco giapponese, o meglio, segni di rinascita e quiete che germogliano dentro di lei per sconfiggere il pallore dello spazio statico.
“Crying Rainbows”, ci mostra la stessa natura effimera delle emozioni attraverso lo scorrere di lacrime iridescenti dalle tonalità arcobaleno, accenni di speranza negli occhi del triste bambino, segni di umore mutevole.
Le figure immobilizzate soggette a ciclotimia rivelano un’abilità di osservazione considerevole che emerge nei disegni dagli sguardi concentrati dei bambini e dall’enfasi meticolosa che l’artista applica per rendere i contorni marcati e un chiaroscuro bilanciato, che riflettono il modo unico in cui tali personaggi percepiscono la realtà. I disegni a grafite di Alessia Iannetti che di solito presentano scenari in bicanco e nero, qui danno spazio ai colori per coinvolgere lo spettatore in una dimensione che non gli appartiene, ma che l’artista gentilmente ci invita af esplorare e comprendere, seguendo le ali di una farfalla, cogliendo il respiro di un bambino vagante.

ENG
Following her recent project “The Little Boy and the Glowing Globe” story written by Anna von and Maria von Hausswolff and painted by Alessia Iannetti for “Stories for Ways and Means” Book Project, edited by Waxploitation Records, Dorothy Circus Gallery will present a special selection of the Artist’s brand new series of paintings, dedicating the whole Gallery windows to five brand new amazing artworks linked to the book project.

Once again on the theme of wonder Iannetti’s iper-detailed graphite on board reveal an intimate dreamy vision whose colors illuminate the Artist’s nocturnal landscapes.
Those spaces reveal timeless fractions of darkness, whose boundaries are cut by the board, so that the viewer is not allowed to access what is beyond. In the stillness of the dark, pale figures, their colorless eyes wide open, stare into the space as marble statues. Long lines of colors enclose their bodies and come out of their mouths, drip-feeding the ghostly bodies frozen in their unfinished action.

The only moving elements come from up above; they are soft flocks of light floating in the air with butterflies or leaves, in the magic atmosphere of a snow-globe.

“Cyclothymia” is a sincere introspection of the artist who focuses on a quite specific state of mind, a soft disorder of humor strictly depending on its changes, the artist is capable of narrating through a series of delicate and highly expressive framings. Cyclothymia oscillates between two opposing states of mind, a chronic melancholy which suddenly becomes hyperthymia, inexplicable sense of excitement expressed though multicolored contrails of butterflies.

This is how Iannetti’s children speak to us, laying in empty spaces, where every sensation and thought becomes flat, and their bodies frozen into the void as if a transparent wall divides them from the rest of the world, and the dimension of the drawing from the spectator. In the timeless fractions of “Cyclothymia I” every decision becomes difficult, every action is crucial, even the touching of a butterfly. Those latter, diurnal insect, here become moths wandering at night in search of a light they won’t find. They emphasize the contrast of light and darkness, happiness and melancholy tormenting the figures in their perpetual mediation.

“In bloom” expresses the same concept through the same organic language of the natural elements. Here colored, rosy flowers come out of the little girl’s mouth; those are Japanese peach’s blooms, or better, feelings of rebirth, and quietness germinating inside of the child to defeat the flat paleness of the static space.
“Crying Rainbows” shows the ephemeral nature of emotions through a stream of iridescent tears colored as the rainbow, a glimmer of glee in the eyes of the gloomy child, sign of another lurking mood.

The immobilized figures subject to Cyclothymia, feature a pronounced ability of observation which emerges in the drawings through the children’s concentrate gazes and the artist’s meticulous emphasis on the highly detailed outlines and soft chiaroscuro reflecting the unique way those characters perceive reality. Alessia Iannetti’s elaborated graphite, which usually present black and white tones here give space to colors to involve the viewer into a dimension which is not his/her own, but which the artists gently invite us to explore and understand, following the wings of a butterfly, feeling the breath of a wandering child.

Doppia Personale “Submerged” & “Follow the Unicorn”, 31 Marzo

La Dorothy Circus Gallery è pronta ad inaugurare la primavera romana con una doppia mostra personale che ospiterà l’artista canadese Camilla d’Errico e l’italiano Paolo Pedroni.

“Submerged” e “Follow the Unicorn”, si mescolano uniti dall’ispirazione al “Rainbow” che ha guidato parallelamente i due artisti che accompagneranno lo spettatore alla scoperta delle più vivaci sperimentazioni artistiche, attraverso soggetti stravaganti e palette fiabesche.

“Submerged” di Camilla d’Errico racchiude un vortice policromatico di sfumature e sensazioni, in cui pennellate fluenti danno forma a figure fiabesche, fiancheggiate da animali iconici. La figurazione delle opere della d’Errico si ispira alla tradizione dei manga e dei comics, mentre la sua delicata pittura ad olio, unita all’inchiostro e agli acrilici è frutto dello studio delle più raffinate tecniche pittoriche e riesce magistralmente a dare forma iper-realistica ai fantastici frammenti del suo inconscio.

Le giovani ninfe malinconiche ci mostrano lo stesso universo parallelo; le loro acconciature stravaganti e sempre diverse, sono le componenti simboliche, metafore che narrano altre storie, quelle della nostra realtà e le sue mille sfaccettature. 9 opere rappresentati in “Submerged” è un’esplorazione del mondo e delle sue meraviglie, così come un’introspezione della complessità della mente che le percepisce.  “Il nostro mondo è proprio così. Come un ibrido”, dice l’artista invitando le nostre menti ad aprirsi per recepirne il valore.

Nata e cresciuta in Canada,  d’Errico porta dentro di sé un passato variopinto e radicate passioni, che vengono azionate dalla sua forte creatività e da un’ispirazione fortemente asiatica. Il mélange onirico esplode in un reservoir di emozioni e colori, creature dagli occhi grandi e scenari altamente iconografici, che sommergono lo spettatore per trascinarlo in un incantevole abisso senza fondo.

“Follow the Unicorn” di Paolo Pedroni vi invita a far parte di una fiaba raccontata attraverso 10 opere inedited. Esse narrano la storia di una bambina che scopre il mondo attraverso il viaggio con un unicorno che rappresenta la metafora di un mondo fantastico, un mondo che non è il nostro ma che riesce a vedere solo chi ci crede o ha abbastanza fantasia per crearsene uno tutto per sé.

L’immagine che più viene associata all’unicorno è l’arcobaleno. L’arcobaleno rappresenta un ponte, il mezzo con il quale possiamo raggiungere un universo fantastici. Ogni opera è il pezzetto di un puzzle e una volta “raccolti” tutti i pezzi l’arcobaleno è completo, quindi possiamo attraversarlo e riuscire ad incontrare l’unicorno.

Paolo Pedroni, nato a Brescia nel maggio del 1983, ha coltivato la sua passione per il disegno sin dall’infanzia. Nel 2005 si è diplomato all’Istituto Europeo di Design. Dopo numerose partecipazioni a group show internazionali, nel 2015, è stata presentata alla Dorothy Circus Gallery la sua prima personale “Poison Toffee Apples” che con il suo sold out ha confermato l’ascesa di Pedroni nella scena pop surrealista.

Micro Cosmos by Yosuke Ueno

Dorothy Circus Gallery proudly presents MICRO COSMOS by Yosuke Ueno (Solo Show), February 18th 2017 – March 18th 2017.

 

Lasciatevi incantare dal Prime Mover del Pop Surrealismo giapponese Yosuke Ueno. Originario di Tokyo, Ueno concepisce un proprio universo estremamente complesso che rappresenta perfetta-mente la scena artistica multiculturale da cui proviene.

Ueno attinge non solo dalla cultura underground, dai manga e dai graffiti ma anche dall’immaginario iconografico pop, al fine di mettere in risalto gli elementi che fanno parte sia della tradizione giapponese, sia di quella europea ed americana.
In questa nuova serie realizzata per la sua prima personale alla Dorothy Circus Gallery, lo spettatore scoprirà un infinito numero di simbologie nascoste e provenienti da diverse culture, che mescolate insieme si fondono in paesaggi dai mille colori che ci appaiono apparentemente come ricordi fantastici provenienti dal mondo dei sogni.

Ad uno sguardo più attento scopriamo che le opere di Ueno ritraggono una sorta di Micro Universi, generati dalla fusione del linguaggio contemporaneo ed il suo contesto storico.

In questo corpo di lavori caleidoscopico, l’artista fa riferimento al mondo di “Yaoyorozu no Kami” (8 milioni di divinità) invitandoci a sperimentare e ad immergerci profondamente nella nuova filosofia creata dalla cultura contemporanea.
Lo spettatore è catturato da uno scenario trascendentale fatto di elementi magici e un’atmosfera animata. “Positive Energy” offre un’idea chiara circa la qualità drammatica dell’opera, mostrando un spazio immenso e ventilato in cui una parata alquanto bizzarra, guidata da un fanciullo, attraversa la scena. Il gruppo include animali fantastici, figure indistinguibili dagli abiti stravaganti ed accessori inusuali, il tutto guidato da un’esplosione di forme e colori. La composizione nel suo insieme richiama i paesaggi mozzafiato di Miyazaki. In particolare, essa rappresenta una versione parallela al Castello errante di Howl e i suoi scenari inverosimili, che guidano la mente dello spettatore attraverso un viaggio senza tempo verso l’incredibile. Uno sfondo culturale giapponese, unito all’incessante desiderio di guardare oltre la realtà, è ciò che collega i due artisti e volge la loro crea-tività verso il surreale.

Il mélange di temi contemporanei con le antiche credenze riflette la visione del mondo propria dell’artista. Questo spiega il perché dei soggetti completamente innovativi, che però ancora accen-nano ad elementi storici.

Nel quadro “Memento Mori” l’artista riproduce la figura popolare e fiabesca di Biancaneve sotto una nuova luce. La scena ritratta richiama il momento cruciale della storia, quando la protagonista è sul punto di ingerire la mela letale. L’imminente conseguenza all’azione è annunciata dal teschio al centro della scena. Come accade nelle drammatiche rappresentazioni Barocche, la presenza di tale simbolo rappresenta un chiaro riferimento al tema dell’onnipresenza della morte. Questa combina-zione degli elementi fa del quadro una creazione “Vanitas”, che mischia simboli esistenti all’approccio autentico dell’artista per rappresentare i temi del tempo e della morte.

Riferimenti specifici ai temi classici emergono anche in “A swallow in the Sun”, dove la figura flut-tuante richiama la storia mitologica di Icaro, reinterpretata attraverso l’occhio surrealista dell’artista. “Mugen Sanui” prende il suo nome da “Sansuiga”, una classica riproduzione orientale di paesaggi che tende a idealizzare la natura esistente, mentre in questo contesto mostra il mondo immaginario dell’artista, attraverso una magica personificazione della natura.

Un altro tema ricorrente è quello degli antichi “Yin and Yang”, i poli positivi e negativi in costante conflitto. L’artista riporta in vita queste forze, conferendogli una forma antropomorfa che suggerisce un’energia espressiva.

Tra le forze moventi c’è anche efiL (anagramma di Life), l’essenza stessa della Vita. EfiL è la do-minante “potente forza della natura”. Un enorme albero che trasporta simultaneamente sia il peso del tempo che il potere della saggezza metafisica.

Ognuno dei suoi quadri, accuratamente dettagliato da una raffinata tecnica pittorica unita a interpo-sizioni di diverse tecniche, tra cui lo spray, raffigura e racconta un messaggio pieno di positività e “vitalismo cosmico”. Ogni universo è raccontato da un inedito paesaggio onirico e i suoi intriganti personaggi fantastici che nascono dalla ormai inconfondibile palette di Yosuke.

Scenari accattivanti popolati da elementi naturali, fantastici ed allo stesso tempo mistici, che insieme concorrono all’esecuzione di un carosello psichedelico.

Persino il patrimonio del racconto Disney ha trovato un significato più profondo divenendo Me-mento del Tempo e della filosofia della Dolcezza.

Con quattordici nuove opere, tra composizioni meticolose su grandi tele e ritratti che esprimono tut-ta la grazia della giovinezza, questa mostra lascerà lo spettatore consapevole e ispirato dai molteplici Micro Cosmos che riempiono le molteplici realtà dalle quali siamo circondati, aprendo le porte a una iper-moderna visione della libertà intellettuale, da considerarsi come innovativa condizione mentale.

PAT PERRY “THE HOUSE YOU CAME FROM” – SOLO EXHIBITION @ Dorothy Circus Gallery

Dorothy Circus Gallery è orgogliosa di presentare
“The House You Came From”
Pat Perry Solo Exhibition

Dal 12 Novembre al 3 Decembre 2016
Opening Reception 12 Novembre 2016
Via dei Pettinari 76, Rome – Italy
press@dorothycircusgallery.com

In caso di interesse all’opening reception il 9 Giugno 2016, vi preghiamo di inviare
una mail a info@dorothycircusgallery.com specificando il vostro nome e il vostro interesse.“

La Dorothy Circus Gallery è lieta di presentare “The house you came from”, debutto euro-peo per l’artista americano Pat Perry, una raccolta di lavori rarissimi realizzati tra il 2012 e il 2016.

Pat Perry è un artista del Michigan che scrive e crea immagini attraverso un’attenta e cauta osservazione. Nonostante risieda a Detroit, Perry lavora viaggiando, creando sia dipinti che illustrazioni amatissimi da collezionisti e appassionati d’arte. E di fatto i paesaggi del nord, le persone dai mille colori, la musica, e le tipiche strade del Midwest costituiscono gran parte delle fonti di ispirazioni per le sue opere. Nel creare sia dipinti che disegni, e nel viaggiare attraverso gli Stati Uniti per esporre i suoi lavori, Pat Perry si identifica come un personaggio sempre pronto ad ascoltare e ad imparare dal mondo in cui vive.

I lavori di Pat Perry sono altamente evocativi e stimolano l’immaginazione degli spettatori, suggerendogli i dettagli delle vite segrete dei soggetti rappresentati, che rimangono comunque misteriosi e affascinanti. Perry conosce e ama i monumenti, le cicatrici e il suolo degli Stati Uniti senza alcuna menzogna. Tramite il suo bisogno di annotare le sue esperienze “saltando da un posto all’altro”, l’artista ha inventato o forse riscoperto un modo di vedere che sembrava perso.
Nel parlare del suo lavoro, l’artista dichiara: “Mi piace pensare al mio lavoro come uno strumento di tipo giornalistico, che posso usare come un riflettore. Per me ha senso pensare che, se sei abbastanza fortunato da avere uno di questi riflettori o lenti di ingrandimento, il modo migliore per farne uso sia di puntare la luce su ciò che viene solitamente sorvolato, emarginato, dimenticato, o ignorato.”

Le illustrazioni di Pat Perry non trattano tanto la simmetria, quanto lo scorrere di un flusso visivo. Da ciascuna delle sue creazioni viene sprigionata una forte energia e un’affascinante vitalità che colpisce gli spettatori. Che lo schema cromatico si mostri brillante o temperato, Pat Perry riesce sempre a dar vita ad opere in cui non si può fare a meno di immergersi, per scoprire tutte le emozioni nascoste tra i loro strati.

THE WONDER COLLECTION

Sabato 8 Ottobre 2016
dalle 19:30 alle 22:00

THE WONDER COLLECTION
10 anni di Pop Surrealismo e Underground Art
– Group Exhibition –

Uno sguardo dietro le quinte per scoprire gli artisti che hanno posto le fondamenta del Figurativismo contemporaneo, tecniche pittoriche ed ispirazioni artistiche verrano svelate e raccontate per un viaggio nel seducente mondo del Pop Surrealismo.
Partendo dai primi anni fino alla recente evoluzione di uno dei più innovativi ed irriverenti movimenti artistici, la DCG vi accompagnerà nel ripercorrere la sua storia dal 2007 ad oggi.
Alla vigilia dei suoi 10 anni, la Dorothy Circus è lieta di presentare una grande collettiva composta dagli artisti le cui opere ancora influenzano il linguaggio contemporaneo ed i fashion diktat.
Con Ray Caesar, Jonathan Viner, Ron English, Sas Christian, Camille Rose Garcia, Alex Gross, Joe Sorren, Tara McPherson, Natalie Shau, Travis Louie, Nathan Spoor e molti altri…

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Saturday October 8th 2016
at 7:30 pm

THE WONDER COLLECTION
10 Years of Pop Surrealism and Underground Art
– Group Exhibition –

A Journey across the seducing world of Pop Surrealism and Contemporary Figurativism!
Get ready for a behind-the-scenes look at the painting tools, methods, and inspirations of the top artists working in the seducing and growing eld of Pop Surrealism from New York City to Wonderland, since the movement was born.
A year before its 10th anniversary, DCG is glad to present a retrospective of what we did best since 2007, showing a collective exhibition with important artists who influenced contemporary art and fashion diktat such as Ray Caesar, Jonathan Viner, Ron English, Sas Christian, Camille Rose Garcia, Alex Gross, Joe Sorren, Tara McPherson, Natalie Shau, Travis Louie, Nathan Spoor, and many others…

“Sugar High” Ron English Solo Show – 20 Febbraio 2016 – 31 Marzo 2016

La Dorothy Circus Gallery è orgogliosa di presentare la prima mostra del 2016: la personale dedicata al padre della street art “born-in-USA” Ron English.
Nell’inseguire il suo forte interesse per tutto ciò che è produzione di massa, alimentazione, dispositivi, identità, mitologie e credenze, l’artista americano fa ritorno a Roma, nella suggestiva sede della Dorothy Circus Gallery, per un progetto interamente dedicato al tema dell’alimentazione e della salute, che verrà sviluppato tramite l’esposizione di una straordinaria serie di opere. Questa eccezionale collezione rappresenta un’occasione unica per il pubblico italiano per ammirare le incredibili capacità tecniche sviluppate da Ron English nei suoi dipinti ad olio.
Introducendo la mascotte anti-industriale “Mc Supersized”, rappresentata nella nuovissima serie composta da 13 opere uniche esposte in mostra, Ron English mira ad esporre e discutere il “lato oscuro del fast food”. Queste eccezionali opere, prodotte tramite serigrafia su tela con aggiunta, su ciascun lavoro, di spray e acrilico stesi a mano dall’artista, sono state portate a Roma proprio in occasione del tema della mostra, l’alimentazione e la salute. Nell’esibire questa serie assieme alle altre preziosissime opere d’arte, il “padre e celebre burlone del dollaro-pop” investiga quelle icone multinazionali che possiedono il potere di modellare i gusti e le scelte delle persone in relazione al cibo e, di conseguenza, alla salute.
Queste critiche sono state esposte dall’artista non solo tramite l’utilizzo di manifesti, dipinti, sculture e toys, ma anche attraverso video e film. Uno degli esempi più conosciuti è il film documentario “Supersize Me”, del 2004, nel quale English analizza ironicamente il continuo incremento di casi di obesità nella società americana.
La questione dell’educazione alimentare è infatti ampiamente discussa non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa. Tuttavia, così come la cultura aziendale diventa globale, così si espande il messaggio di opposizione promulgato da Ron English. L’esperienza che abbiamo del cibo, infatti, si affida ampiamente sul produrre un’esperienza artistica pop, nata dall’utilizzo di pubblicità e confezionamenti appariscenti e divertenti per ciascuno dei prodotti in vendita. Ciò significa che avviene uno sfasamento tra la rappresentazione visiva del cibo e ciò che di fatto mangiamo. Come Ron English stesso ammette,  “l’arte può essere la sostanza o il rivestimento glassato”; mentre le industrie alimentari sfruttano l’arte per pubblicizzare pietanze nocive, l’obiettivo dell’artista americano è quello di creare un’arte sostanziale, capace di svelare le menzogne promulgate da questa cultura industriale massiva, in modo da stimolare un risveglio educativo nei popoli del mondo.
“Uncle Scam’s Last Breakfast”, una nuovissima opera di Ron English, rappresenta il capolavoro assoluto di “Sugar High”. Questo quadro esemplifica al meglio il punto di vista dell’artista sui temi appena citati: Gesù Cristo è sostituito dall’obeso Zio Sam, ironicamente rinominato “Scam”, che, nel rappresentare gli Stati Uniti d’America, rivela tutte quelle abitudini alimentari negative nate e cresciute in quello stesso paese. Gli apostoli vengono rimpiazzati da ulteriori icone aziendali, sempre legate all’industria alimentare, i quali agiscono come stereotipi fumettistici che, liberati da ogni legame con il proprio contesto, diventano banali elementi simbolici. La figura dell’Uncle Scam si erige come un totem a capo di tutte quelle abitudini sbagliate e malsane che così frequentemente vengono sponsorizzate da quelle stesse multinazionali responsabili del mercato alimentare.
Uncle Scam diventa quindi un mezzo sfruttato dall’artista per esporre le sue critiche grottesche, presenti in ogni opera esposta sulle pareti di velluto rosso della Dorothy Circus Gallery. Questo progetto mira infatti a far luce sul modo in cui l’alimentazione sta acquistando, al giorno d’oggi, sempre più attenzione in relazione agli stili di vita delle persone. L’educazione alimentare può infatti descrivere il benessere delle popolazioni, che non a caso è incrementato ampiamente negli ultimi decenni. Questa prosperità, tuttavia, se portata all’eccesso, può facilmente trasformare questo benessere in abitudini alimentari fortemente sbagliate. Con questa mostra, la Dorothy Circus Gallery affida tali messaggi alle opere di  Ron English che, una volta portate agli occhi dei visitatori, svelano molteplici verità sul mondo e sulla vita che viviamo.

Valentine’s Day Special Event “Orpheus and Eurydice: Beyond the Myth” by Alex Kuno

ENG/ITA

Domenica 14 Febbraio 2016

Dalle ore 17.30 alle ore 19.30

“Love is watching someone die”

(Death Cab for Cutie What Sarah Said)

Il 14 Febbraio 2016, la Dorothy Circus Gallery ospiterà un evento speciale di San Valentino: Orpheus and Eurydice: Beyond the Myth, che vedrà la presentazione dell’omonimo pop up show di Alex Kuno.

Il mito di Orfeo ed Euridice, nato nell’antica Grecia ma narrato anche dai latini Virgilio e Ovidio, rivive tra le pareti di velluto rosso della Dorothy Circus Gallery attraverso cinque meravigliose opere dell’artista americano Alex Kuno, create appositamente per questo evento. La storia tratta l’estrema devozione di Orfeo, amante poeta e musicista che attraversò l’Ade al fine di riportare la sua amata moglie alla vita. Il mito rappresenta quindi la storia di un salvataggio e di un amore che è tanto forte da poter curare e mantenere le persone in vita. L’eternità di questo mito si intreccia con l’eternità di un sentimento capace di oltrepassare la morte o qualsiasi altro ostacolo che si interponga tra i due amanti. Il mito dichiara dunque l’esistenza di un legame che può vivere per sempre tra due persone che provano sentimenti profondi l’uno per l’altro (in questo caso, Orfeo ed Euridice). I pannelli di Alex Kuno enfatizzeranno le più profonde sfumature di questa narrazione in modo del tutto nuovo ed originale, introducendo l’opera dell’artista al pubblico italiano per la prima volta.

Alex Kuno, trasferitosi a New York nel 2001 dopo aver ricevuto il suo BFA in Studio Art presso l’Università del Minnesota nel 1999, ha iniziato la sua carriera lavorativa come assistente di galleria e Art Installer per l’American Fine Art e per le Pat Hearn Art Galleries. Dopo esser tornato a Minneapolis nel 2005, Kuno ha iniziato produrre opere in cui potesse giocare nel narrare le sue storie, realizzando mano a mano, e con difficoltà, che il cosiddetto “American Exceptionalism” non è nient’altro che una pericolosa e fragile fiaba. Nelle sue opere sono presenti molti elementi: dalla fascinazione per la storia revisionista dell’esercito americano, all’amore per le opere del Rinascimento fiammingo. Nel processo di creazione, Kuno genera un mondo nuovo che, proprio come il mondo “reale”, sembra essere moralmente ambiguo. I personaggi di questo universo parallelo dimorano in una dimensione fiabesca, nella quale l’osservatore può sempre trovare una storia narrata.

Le collezioni di Alex Kuno si compongono di dipinti, disegni, e installazioni scultoree. I suoi lavori sono stati esposti in numerose gallerie e musei di tutti gli Stati Uniti, ma l’artista ha anche prodotto pezzi per clienti privati in tutto il mondo. Alex Kuno vive e lavora a Saint Paul Minnesota, dove ospita mensilmente studio visits e mostre di nuovi lavori, così come di work in progress.

Sunday February, 14th 2016

From 5.30pm to 7.30pm

 

“Love is watching someone die”

(Death Cab for Cutie What Sarah Said)

 

On the 14th of February, Dorothy Circus Gallery will host a special St. Valentine’s event: Orpheus and Eurydice: Beyond the Myth, which will feature Alex Kuno’s pop-up show.

The myth of Orpheus and Eurydice, born in Ancient Greece but also told by the Latin Virgilio and Ovid, relives in the red velvet walls of Dorothy Circus Gallery through five beautiful pieces by the American artist Alex Kuno, created specifically for this event. The story deals with the extreme devotion of Orpheus, the poet who dived into the Underworld to get his wife back to life. It is therefore a story of rescue, the myth of a love that is so strong it can heal and keep one alive. The eternity of this myth intertwines with the eternity of a sentiment that goes beyond death or any other obstacle one may find on his path towards the loved one. The myth is a declaration of the existence of a bound that can forever exist between two people who have the strongest feelings for each other – in this case, Orpheus and Eurydice. Alex Kuno’s panels will highlight the deepest nuances of this story in a new and original way, introducing the artist’s work to the Italian public for the first time.

Alex Kuno, after having received his BFA in Studio Art from the University of Minnesota in 1999, moved to New York to work as a gallery assistant and Art Installer for the American Fine Art and Pat Hearn Art Galleries. After moving back to Minneapolis in 2005, Kuno began playing with the nature of storytelling in his work, as a way to process the uneasy realization that American Exceptionalism is a dangerous and fragile fairy tale. In his works many elements are present, from a fascination with the revisionist history of American military to his love for Northern Renaissance artworks. In his process of creation, Kuno generates a brand new world that, just like the “real” world, appears to be morally ambiguous. The characters of this parallel universe dwell in a fabled dimension, in which the beholder can always find a story told.

Kuno’s collections of paintings, drawings, and sculptural installations have been exhibited in numerous galleries and museums throughout the United States, and he regularly produces custom pieces for private clients around the world. He lives and works out of his studio in the Lowertown Arts District in Saint Paul Minnesota, where he co-hosts monthly studio visits and showings of new and in-progress work concurrently with his other exhibits.

 

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“Poison Toffee Apples” by PAOLO PEDRONI

Special Event PAOLO PEDRONI

Poison Toffee Apples”

From December 5th 2015 till January 23rd 2016

Dal 5 Dicembre 2015 al 23 Gennaio 2016

La Dorothy Circus Gallery è orgogliosa di annunciare “Poison Toffee Apples” prima personale dedicata all’artista italiano Paolo Pedroni. Poison Toffee Apples” racconta, attraverso 18 inediti dipinti ad olio su tela, la storia di Furry, bambina caratterizzata da una singolare peluria sul viso. Il personaggio raffigurato da Pedroni, prosegue quella tensione a perseguire effetti fantasiosi e bizzarri, tipica dell’ iper-contemporaneo Pop Surrealismo come della pittura Manierista e Barocca ispirata a soggetti “strani”, esotici, capaci di suscitare stupore e meraviglia.

Intorno al 1600 infatti già si acuiva l’interesse per scienze particolari e lo studio delle mostruosità animali e vegetali, così il bizzarro nella pittura compare nelle quadrerie delle più importanti corti europee, dando vita ad una galleria di dipinti celebri, in cui figurano ritratti curiosi personaggi; nani, uomini a due teste o sorprendentemente obesi…Ed ecco che tra questi antichi ritratti, nella collezione di “mirabilia” di Ferdinando II Gonzaga troviamo la prima Furry, dipinta da Lavinia Fontana sul finire del 1500. L’ opera raffigura Antonietta Gonsalus, la figlia di Petrus Gonsalus capostipite di una famiglia affetta da una rara patologia chiamata Hypertrichosis universalis, testimoniata anche nel “Monstrorum historia” di Ulisse Aldrovandi, nonché dalle opere pittoriche dello Spagnoletto e di Agostino Carracci. Furry, la ragazzina pelosa del 1600, indossa un abito elegante, con un alto colletto di pizzo e bottoni d’oro e con un’acconciatura decorata con fiori e fiocchetti… Furry, quella di oggi, indossa un abito verde con un alto colletto impreziosito da un nastro rosso chiuso da un orsetto e un’acconciatura a fiocco fatta dei suoi lunghi capelli. La sua camera delle meraviglie è un paesaggio innevato che allude alla solitudine, interrotta solo dalle Poison Toffee Apples, silenziose compagne testimoni dell’equivocabile contrasto tra il veleno che appare in superficie e lo zucchero che è nel misterioso frutto. Attraverso il sapore dolce e amaro del linguaggio fiabesco sviluppato da Pedroni nel suo lavoro, le opere ripercorrono un immaginaria vita di Furry, descrivendone le fragilità così come la forza emotiva. Di quadro in quadro, la protagonista stravolge le aspettative del pubblico, padroneggiando la diversità del suo corpo e mostrando come le insicurezze possano divenire strumenti di rivalsa. Attraverso queste opere, non solo lo spettatore ma anche l’artista stesso si cala in un viaggio introspettivo, alla ricerca di paure e debolezze tanto comuni nell’infanzia quanto uniche per ciascuno di noi, dedicando una particolare attenzione a quella ambigua femminilità o mascolinità che sono spesso fonte di discriminazione tra i bambini. L’artista prende per mano la piccola Furry e, passo dopo passo si immerge nella sua storia, percorrendone tutti i momenti di insicurezza, tracciando le linee di una favola sull’accettazione di sé e dell’altro, per uscirne, infine, con consapevolezza ed orgoglio. In occasione dell’opening, verrà presentato un prezioso limited edition print set che conterrà le stampe delle opere facenti parte della collezione Poison Toffee Apples. I print set sono prodotti dalla Dorothy Circus Gallery e saranno accompagnati da un evocativo testo fiabesco ad opera di Jacopo Bosio.

Paolo Pedroni, nato a Brescia nel maggio del 1983, ha coltivato la sua passione per il disegno sin dall’infanzia. Nel 2005 si è diplomato all’Istituto Europeo di Design ma, pur lavorando nel campo dell’architettura d’interni, non ha mai perso di vista la passione per il disegno e la pittura. Nel 2011 ha esposto nelle prime mostre collettive in Italia, e nel 2012 ha iniziato la sua collaborazione alla grafica dei tre volumi che raccontano la storia della Dorothy Circus Gallery. Con la scoperta della “pittura digitale” ha cominciato a muovere i primi passi nel mondo del pop surrealismo e ad esporre i propri lavori in gallerie Italiane e internazionali, conquistando con i suoi originali personaggi il brand coreano Juun.J.che lo recluta protagonista della sua collezione 2015 presentata durante la Paris Fashion Week al Palais de Tokyo. Non dimenticando né rinnegando l’arte digitale, ha concentrato la sua recente produzione sulla tecnica ad olio, incontrastata protagonista della mostra “Poison Toffee Apples”.

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Dorothy Circus Gallery is proud to announce “Poison Toffee Apples,” first solo show dedicated to the Italian artist Paolo Pedroni. Poison Toffee Apples” tells through 18 brand new oil on canvases the story of Furry, a child characterized by a peculiar hairy face. The character pictured by Pedroni furthers a tension aimed at pursuing fantastic and bizarre effects, which are typical both of the hyper-contemporary Pop Surrealism and of Mannerist and Baroque painting, which were inspired in turn by outlandish exotic subjects able to raise wonder and marvel in people.

Around the seventeenth century, the interest for particular sciences and for the study of animal and vegetable monstrosity intensified; a similar path was followed by painters, who produced bizarre creations to be inserted in the most important European courts and to give birth to galleries of notorious paintings, in which curious characters were depicted: dwarves, men with two heads or incredibly obese… It is then that, while looking through these antique portraits, we find the first Furry, painted by Lavinia Fontana at the end on the 16th century and embed by Ferdinando II Gonzaga in his collection of “mirabilia”. The artwork shows Antonietta Gonsalus, daughter of Petrus Gonsalus, whose family was affected by a rare pathology called Hypertrichosis universalis, which was also noted by Ulisse Aldrovanti in his “Monstrorum historia,” as well as in the paintings by Lo Spagnoletto and Agostino Carracci. Furry, the 17th century hairy girl, wears an elegant dress, with a high lace collar and golden buttons and a hairstyle decorated by flowers and little bows… the present Furry, instead, wears a green dress with a high collar embellished by a red ribbon fastened by a teddy bear, and her long hair is done up with a bow. Her wonder-room is a snowy landscape that alludes to loneliness, which is obstructed only by Poison Toffee Apples, quiet companions that witness the sometimes misunderstood contrast between the external poisonous peel and the sweetness of the core. Through the bittersweet taste of the typical fairy language developed by the artist in his works, the paintings retrace Furry’s life by describing her fragilities as well as her emotional strength. From frame to frame, the protagonist overturns the audience’s expectations by mastering the diversity of her body and showing how insecurity can turn into fortitude. Through these works, not only the beholder, but the artist, too, undertakes an introspective journey to look for fears and weaknesses as typical of childhood as unique for each of us. In this way, the artist dedicates special attention to that ambiguous femininity or masculinity that often causes discrimination among children.

Pedroni holds Furry’s hand and, step by step, penetrates into her story to walk through all of her insecurities, while tracing the lines of a fable about the acceptance of oneself and of the others, in order to eventually re-emerge as a new and stronger person. In occasion of the exhibition’s opening, a precious limited edition print set including the images of the artworks belonging to the Poison Toffee Apples collection will be presented. The print set is produced by Dorothy Circus Gallery and will be accompanied by an evoking fabled writing by Jacopo Bosio. Paolo Pedroni, born in Brescia in 1983, has cultivated his passion for drawing since he was a child. In 2015, he graduated from the European Institute for Design but, even if working in the field of interior design, he never forgot his passion for drawing and painting. In 2011, he was featured in various group shows in Italy, while in 2012 he started his graphic collaboration with Dorothy Circus Gallery for the publication of the three volumes about the story of the gallery. With the discovery of “digital painting,” he started moving his first steps into the Pop Surrealism world and began exhibiting his works in both Italian and international galleries; thanks to his characteristic subjects, Pedroni caught the interest of the Korean brand Junn. J, which hired his for its 2015 collection, presented during Paris Fashion Week at the Palais de Tokyo. While neither forgetting nor denying digital art, in 2014 Pedroni re-discovered oil painting – uncontested protagonist of the exhibition “Poison Toffee Apples.”