Valentina Vannicola

Valentina Vannicola è nata nel 1982. Nel 2006 si laurea in Storia e Critica del Cinema. In seguito studia presso la Scuola Romana di Fotografia, dove inizia un profondo percorso di ricerca stilistica. Alla sua prima mostra personale nel 2009, fa seguito il secondo posto al Fotoleggendo di Roma. Grazie ad alcune riviste specializzate (e ad alcune note testate come la Repubblica e il suo settimanale D), e soprattutto grazie al sorprendente passaparola del pubblico, in pochissimo tempo gli scatti di Valentina vengono esposti all’Auditorium Parco della Musica, nell’ambito del festival letterario Libri Come. Nel 2011 Valentina è selezionata dal Fotografia Festival per essere tra gli artisti in mostra al MACRO.

Il libro “Valentina Vannicola – l’Inferno di Dante”, edito da Postcart, contiene una prefazione di Niccolò Ammaniti. “Il mio lavoro nasce da un’esigenza di espressione e materializzazione dell’aleatorietà, spesso ossessionante, del pensiero. La fotografia rende tangibile l’idea, enunciandola con un’immagine. E quello che più mi interessa della mia ricerca è il racconto, la possibilità di poter sviluppare una narrazione all’interno di un’immagine“. Anche per questo, quando lavora sui suoi scatti, Valentina non è soltanto fotografa, ma anche scenografa e costumista, per poter meglio affrontare di volta in volta le sfide che si incontrano nel realizzare fotografia ad alto contenuto letterario. “Nel mio lavoro spesso parto proprio da un testo letterario – un libro, un racconto, un verso – che prima analizzo e poi traduco in immagine. Il punto di partenza è l’analisi
testuale da cui traggo le scene, di cui prendo nota su vari bozzetti. Per le ambientazioni, invece, finora mi sono affidata alla cornice della mia terra, Tolfa“.

Gli scatti di Valentina sono, infatti, popolati dagli abitanti del suo paese natale, di volta in volta chiamati a interpretare – come in un sorta di “tableaux vivant” – personaggi illustri della narrativa italiana e internazionale. “Nell’ultimo progetto, invece, nato con la galleria Wunderkammern, sono stata chiamata a lavorare con questa stessa dinamica nel mio luogo di adozione: Roma. Per la prima volta mi sono trovata su di un territorio a me estraneo, la città, a dover creare dal nulla quella rete sociale che sta alla base dei miei lavori. Ho trovato una comunità che non solo si lascia coinvolgere, ma che, per costruire una storia, offre il suo patrimonio antropologico e culturale“.

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